The Art of War in the Post-Modern Era

Fabiano Zinzone & Marco Cagnazzo

di Fabiano ZINZONE e Marco CAGNAZZO. L’opera affronta un argomento tradizionale del pensiero strategico in modo attuale, aggiornato fino alle più recenti esperienze tratte da crisi e conflitti. L’approccio è sistemico e interdisciplinare, riflette la sostanza dei concetti strategici dei principali paesi e delle organizzazioni internazionali che operano per la sicurezza e difesa collettiva.

Le riflessioni proposte al lettore partono da un’analisi estesa dei pensatori classici e contemporanei, con una notevole ricchezza di citazioni, confrontandoli con la complessità e multidimensionalità delle attuali sfide alla sicurezza. Vengono illustrate le dimensioni e i domini (politico, economico, sociale, infrastrutturale, informativo, spaziale e cibernetico) in cui la “guerra” si sviluppa, superando senza rinnegarlo l’approccio clausewitziano dell’hard power, per dare risalto alle dimensioni cognitiva e informativa, in passato considerate accessorie a quella fisica dello “spazio-tempo-forze”. Vengono individuati i fattori evolutivi che portano progressivamente dal confronto simmetrico, statico, bipolare tra avversari della medesima natura al nuovo ordine mondiale multipolare e frammentato, con attori anche transnazionali, con una conflittualità continua, dinamica, asimmetrica o “dissimmetrica”[1].

Si spiega anche come lo sviluppo del pensiero strategico-militare per le operazioni passi da un processo lineare (pace-crisi-conflitto-risoluzione-pace) ad uno “inter-domíni” e a geometria variabile, caratterizzato da fluidità e incertezza, da una realtà strettamente interconnessa e interdipendente, dove un singolo evento può provocare veri e propri shock in tutti i domini, mettendo in crisi anche il sistema di “lezioni identificate/lezioni apprese” fino ad ora considerato un pilastro dell’evoluzione dottrinale. Per difendere gli interessi nazionali, l’intervento militare si deve integrare in un complesso cloud di azioni e impiego di “armi” diplomatiche, informative, economiche, ecc. Lo stesso concetto di leadership militare si modifica per la necessità di sviluppare una mentalità sistemica e interdisciplinare, dotata di grande capacità intuitiva.

Vengono rivisitati e attualizzati, senza discostarsi sostanzialmente dalle teorie classiche e dai principali autori, i principi dell’arte della guerra, i concetti di “sistema di sistemi”, di flessibilità e di Dinamic Adaptive Planning e, in modo più approfondito, di centro di gravità (CoG) e di linee d’azione proprie e dell’avversario (CoAs e ECoAs). Sono tutti elementi cardine della pianificazione e condotta delle operazioni a livello strategico, operativo e tattico, visti non come assiomi determinanti per il successo delle operazioni, ma come importanti strumenti concettuali a favore del decisore militare che, padroneggiandoli, può esercitare più efficacemente il suo ruolo. Le azioni dell’avversario sono sempre meno indirizzate a distruggere o neutralizzare, ma ad avere un impatto sulla percezione dell’opinione pubblica, della popolazione locale, riducendo coesione, determinazione e capacità decisionali delle forze attaccate. Il riferimento in particolare è alle minacce asimmetriche e ibride, dalla dottrina insurrezionale di Mao, il conflitto in Vietnam e la campagna in Afghanistan nel periodo sovietico, fino ai casi attuali di Ucraina, Siria e Isis. Vengono dati anche esempi utili, come la “guerra di parole” tra Etiopia ed Egitto per la Grand Renaissance Dam sul Nilo, il confronto Cina-India sull’Himalaya, e più in generale i conflitti derivati dai cambiamenti climatici e quelli associabili al fenomeno delle megacities. Interessante l’accenno all’attuale “ipertrofia” informativa come fattore determinante che porta ad una “atrofia” del processo decisionale, ovvero alla difficoltà di identificare cosa realmente serve sapere e perché, per poter prendere decisioni efficaci.

Dalla lettura si possono trarre conclusioni importanti. I conflitti dell’era post-moderna non saranno più finalizzati alla distruzione dell’avversario ma semplicemente a ridurlo ad una minaccia irrilevante. Saranno battaglie per acquisire l’influenza sul mondo o meglio su audience, più decisive delle guerre classiche del passato, dove il soft power e le capacità “non cinetiche” diventeranno componenti sempre più determinanti per le forze armate. La sfida è essenzialmente la transizione da modelli lineari, statici, ben definiti ad un sistema basato sempre più sulla percezione del contesto e il modo con cui si elaborano le idee per valutare, decidere e agire, dove aspetti irrazionali sono inevitabili, costituiscono un rischio ma anche un’opportunità. Il momento di sintesi di questo sistema si può trovare nel fattore umano, definito anche “iper-dominio”, elemento unificante dei singoli domini definiti all’inizio. In sostanza, i conflitti dell’era post-moderna sono e saranno sempre più sul piano culturale e intellettuale, sempre meno boots on the ground, ben rappresentati dalle espressioni “alba di Ulisse” e “tramonto di Achille”.

Una breve riflessione finale. Gli studi strategici tradizionali ci dicono come vincere le guerre del passato, ma non sembrano più sufficienti ad affrontare un mondo così dinamico, imprevedibile e interdipendente come quello attuale. In realtà, analizzando bene i teorici del passato e di oggi, confrontati con le più recenti esperienze operative, si possono ricavare elementi di continuità e fattori evolutivi dell’Arte della Guerra per poter decidere e operare in futuro. Senza l’ambizione di definire nuove teorie, quest’opera offre importanti occasioni di approfondimento, tracciando un quadro conoscitivo ampio e sistemico a favore tanto degli attori istituzionali che dei semplici cultori della materia.

Recensione di C. Amm. Cesare Ciocca

[1] Definite nel testo come “asimmetrica” = con assenza totale di simmetria e “dissimmetrica” = con simmetria su più dimensioni o domini.