La sicurezza euroatlantica all'indomani del Vertice di Praga
Seminario Internazionale di Alti Studi Camera dei Deputati, Sala del Cenacolo Roma 2 - 3 dicembre 2002
On. Pier Ferdinando Casini
Presidente della Camera dei Deputati
Indirizzo di saluto del Presidente della Camera dei Deputati
On. Pier Ferdinando Casini
Desidero rivolgere innanzitutto ai presenti, ed in particolare agli ospiti stranieri, un cordiale benvenuto alla Camera dei Deputati, esprimendo al Presidente Colombo il mio più vivo apprezzamento per l'iniziativa del Comitato Atlantico di promuovere questa riflessione "a caldo" sui risultati del Vertice dell'Alleanza svoltosi a Praga il 21 e il 22 novembre scorsi. Quel Vertice ha segnato una tappa storica sulla via della Grande Europa che abbiamo sognato al tempo della guerra fredda e che non più tardi di un quindicennio fa appariva una solenne utopia. Non è del resto un caso se, a brevissima distanza di tempo, l'Unione europea sancirà a Copenhagen un ampliamento di analoga portata, anche se solo in parte coincidente. Con l'ingresso nell'Alleanza Atlantica di Bulgaria e Romania, di Slovacchia e Slovenia, nonché di Estonia, Lettonia e Lituania - che si aggiungono a Polonia, Repubblica Ceca ed Ungheria - si può considerare definitivamente archiviata la cortina di ferro. L'Italia può legittimamente rivendicare di avere sin dall'inizio sostenuto fattivamente il raggiungimento di questo obiettivo, richiamando peraltro l'esigenza di un equilibrio sul piano regionale che tenesse conto dell'Europa sud-orientale e rilanciasse il Dialogo Mediterraneo - così come è stato auspicato dallo stesso Segretario Generale della NATO, Lord Robertson, nella sua ultima visita a Roma, in occasione di un seminario che ha avuto luogo proprio presso il Parlamento italiano. Il nostro Paese si è poi efficacemente impegnato per rendere compiuta - grazie al vertice di Pratica di Mare - l'intesa con la Russia ed ha perciò contribuito a neutralizzare quello che sembrava il più grave ostacolo all'allargamento della NATO, e cioè le perplessità di Mosca. L'adesione dei nuovi membri ha confermato la capacità di attrazione della NATO, cui del resto guardano anche altri Paesi, dall'ex Jugoslavia all'Ucraina, ed è stata una prova di vitalità delle relazioni transatlantiche. Ma Praga non è stata per nulla l'occasione di una trionfalistica celebrazione del successo conseguito, quanto piuttosto si è caratterizzata per la prima visione a tutto campo della nuova missione dell'Alleanza: la lotta al terrorismo ed alla proliferazione delle armi di distruzione di massa. La NATO del XXI secolo è chiamata a compiere un salto di qualità - in certo senso una vera e propria trasformazione - da sistema difensivo continentale ad organizzazione per il controllo e la garanzia della sicurezza su più vasta scala, dal momento che le nuove minacce sono ormai planetarie. In tale ottica, appare significativa la recente decisione del Consiglio Atlantico di assumersi l'onere della pianificazione logistica della forza ISAF dislocata in Afghanistan. Ma è soprattutto decisiva l'unanime dichiarazione adottata a Praga per l'immediata ed integrale applicazione da parte irachena della risoluzione 1441 del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Nell'affermare il comune impegno a "intraprendere azioni efficaci per assistere e sostenere gli sforzi delle Nazioni Unite", i Capi di Stato e di Governo hanno riconosciuto l'Alleanza Atlantica come quadro di riferimento politico e di consultazione multilaterale. Dalla NATO potrà, quindi, venire un decisivo contributo al rafforzamento dello spirito che ha animato la grande coalizione internazionale per la lotta al terrorismo, nella consapevolezza che il multilateralismo rappresenta l'investimento politico più remunerativo in vista della risoluzione delle crisi regionali e della costruzione della governance mondiale, imperniata sul ruolo delle Nazioni Unite. Ma perché la NATO possa essere all'altezza delle nuove sfide è indispensabile che essa poggi saldamente sulla solidarietà tra gli Stati Uniti d'America e l'Europa, che è qualcosa di più della ragione sociale dell'Alleanza: è la chiave di volta di una comunità di valori e la garanzia reciproca di pace e di prosperità. Sarebbe colpevole, a questo proposito, ignorare alcune recenti incomprensioni e non rendersi conto che da entrambe le sponde dell'Atlantico occorre un maggiore sforzo di comprensione e direi quasi di immedesimazione. E' peraltro noto come l'Europa sconti un preoccupante e crescente divario finanziario e tecnologico rispetto agli Stati Uniti sul piano delle capacità militari, al punto che rischia di risultarne vulnerato uno dei cardini dell'Alleanza, e cioè il requisito dell'interoperabilità. Un modo per attenuare considerevolmente tale divario è lo sviluppo dell'Identità europea di sicurezza e difesa. In questa prospettiva, i risparmi derivanti dall'eliminazione delle duplicazioni tra gli eserciti degli Stati membri dell'Unione europea potrebbero essere reinvestiti proprio nella direzione auspicata. Esiste dunque uno strettissimo rapporto di complementarità tra futuro della NATO e della PESD, e non certo di contrapposizione come lascerebbe invece intendere un'interpretazione apparentemente semplicistica, ma in realtà tendenziosa. Anche per quanto riguarda il contenzioso greco-turco, che sinora ha bloccato la definizione delle necessarie intese, dobbiamo dare atto ai dirigenti dei due Paesi dei considerevoli sforzi compiuti. E' altresì preziosa, in tale ottica, la rete dei Comitati atlantici, che si rivolge alla più qualificata opinione pubblica nei diversi Paesi. Come europei, siamo consapevoli di aver goduto di oltre mezzo secolo di stabilità proprio in virtù dell'Alleanza Atlantica, che si è rivelata risolutiva anche nella drammatica crisi della ex Jugoslavia. Talora, le alleanze politiche e militari si rivelano le migliori alleate della pace. Ecco perché pensiamo che il posto della NATO non sia la soffitta della storia del XX secolo, ma l'attualità del XXI secolo in tutta la sua urgenza.
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