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La sicurezza euroatlantica all'indomani del Vertice di PragaSeminario Internazionale di Alti Studi
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Signor Presidente della Camera dei Deputati,
Signor Presidente dell'Atlantic Treaty Association,
Signori Ministri, Ministro Passy,
Presidente Selva, Onorevoli membri del Parlamento,
Autorità,
Signore e Signori,
con l'organizzazione del Seminario Internazionale di Alti Studi, il Comitato Atlantico Italiano non intende solo rinverdire una propria tradizione, ma offrire un foro internazionale di analisi scientifica, riflessione e dibattito, in occasione di uno dei passaggi storici più significativi dell'Alleanza Atlantica.
E si deve alla sensibilità del Presidente della Camera dei Deputati, On. Pierferdinando Casini, l'aver voluto sostenere tale iniziativa, permettendo lo svolgimento del Seminario Internazionale in questa splendida cornice istituzionale. Con sentimenti di sincera gratitudine, esprimiamo il nostro deferente e cordiale saluto al Presidente Casini per aver voluto personalmente partecipare a questa seduta inaugurale.
Solo alcuni giorni fa, a Praga, la NATO ha dato avvio ad una profonda "Trasformazione", invitando nuovi membri, dotandosi di nuove capacità politiche e militari, lanciando e rafforzando nuove ed antiche partnership, al fine di rispondere efficacemente alle nuove sfide e minacce del XXI secolo.
Lo storico invito all'adesione, rivolto a Praga a sette nuovi paesi, significa rinnovare la nostra consapevolezza circa l'immutabile valore dei principi di pace, solidarietà, libertà e democrazia, che da sempre costituiscono il tessuto connettivo dell'Alleanza Atlantica. Ed è con questa rinnovata consapevolezza, della forza dei valori fondanti della comunità euro-atlantica, che dovremo ricercare le soluzioni ai gravosi impegni del futuro.
Dal crollo del muro di Berlino a quello delle Torri Gemelle, le crisi che si sono succedute ci hanno rivelato come siano mutate le minacce che la NATO e la comunità internazionale sono oggi chiamate ad affrontare.
Il terrorismo, la proliferazione delle armi di distruzione di massa, rappresentano minacce che colpiscono le società civili ed i nostri territori e minano la sicurezza e la stabilità di diverse aree del globo: dall'America, all'Europa, alla Russia; dall'Africa all'Asia centrale; dal Caucaso al Medio Oriente ed al Mediterraneo.
Sfide e minacce per le quali gli Alleati, i futuri membri ed i partner della NATO, si sono impegnati a Praga a sviluppare nuove capacità. Tali minacce, difatti, pongono nuove priorità, richiedono un approccio globale ed un rafforzamento delle organizzazioni internazionali e - alla vigilia del Consiglio Europeo di Copenhagen - rendono ineludibile l'assunzione di maggiori responsabilità da parte dell'Unione Europea nel campo della Politica Estera e di Sicurezza e Difesa.
"La sicurezza Euro-Atlantica all'indomani del Vertice di Praga" si profila, pertanto, con parametri nuovi, alla cui definizione il Seminario Internazionale ed il Comitato Atlantico Italiano intendono offrire un contributo.
Un contributo fondato sul dialogo e la cooperazione che da quasi cinquant'anni il Comitato Atlantico Italiano promuove nell'ambito dell'Atlantic Treaty Association, e che ha permesso, all'indomani del Vertice di Praga, di riunire a Roma i rappresentanti dei Governi, delle Istituzioni, del mondo politico, diplomatico, militare, accademico e le nuove generazioni, di numerosi paesi NATO, dell'Europa centrale e sudorientale, della Federazione russa, della regione del Baltico e del Mediterraneo. Con l'intento e l'ambizione di porre le nostre riflessioni ed il nostro impegno al servizio della pace e della stabilità.
Queste riflessioni trovano come punto di riferimento le alte parole del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, al quale esprimiamo il nostro più sentito ringraziamento per aver voluto inviare il seguente messaggio ai promotori e partecipanti del Seminario Internazionale.
(lettura del messaggio del Presidente della Repubblica)
Rinnovando le espressioni della nostra sincera gratitudine ed apprezzamento per averci onorato della Sua presenza, preghiamo il Presidente Casini di rivolgere un indirizzo di saluto ai partecipanti del Seminario Internazionale.
INTERVENTO
Le oltre 3000 vittime, di più di 90 paesi, perite negli attacchi terroristici dell'11 settembre ci hanno rivelato la tragica dimensione delle nuove minacce alla pace ed alla stabilità.
L'11 settembre ha scosso e posto in crisi il sistema delle Organizzazioni internazionali.
E' venuto meno l'equilibrio su cui poggiava il sistema delle cosiddette "Interlocking Institutions" che hanno governato le instabilità del decennio post guerra fredda.
Le Organizzazioni internazionali hanno reagito imprimendo una notevole accelerazione a processi già in atto:
è il caso del salto di qualità nella cooperazione tra la NATO e la Federazione russa siglato a Pratica di Mare il 28 maggio scorso e dei processi di allargamento delle istituzioni euro-atlantiche.
Tuttavia, per essere efficaci, i processi di allargamento delle Istituzioni euro-atlantiche devono procedere di pari passo con un rafforzamento dei vincoli di solidarietà e di responsabilità comune.
I processi attualmente in atto nelle istituzioni euro-atlantiche, invero, sembrano talvolta diluire questi vincoli:
talora alimentando le divergenze fra i Paesi membri;
talora ingenerando tentazioni centrifughe ed unilateralistiche, piuttosto che favorire la ricerca del consenso e della legittimità propria di un foro multilaterale.
Appare, quindi, necessario accentuare la collegialità nel funzionamento degli organismi internazionali e rinnovare, attraverso nuove sinergie, il sistema delle Istituzioni internazionali.
Gli attacchi che vengono oggi rivolti contro i valori universali dell'umanità stessa, hanno sancito una ritrovata centralità delle Nazioni Unite, quale ambito privilegiato di riferimento nella lotta globale contro il terrorismo.
Tuttavia, oggi ancor più di ieri, si avverte l'esigenza di una riforma delle Nazioni Unite volta ad assicurare una maggiore rappresentatività ed efficacia al Consiglio di Sicurezza ed alle sue decisioni.
Tale esigenza è apparsa evidente anche in occasione della recente adozione della Risoluzione n. 1441 sull'Iraq e sarà fondamentale per superare delicatissimi passaggi quali quelli del prossimo 8 dicembre.
Al riguardo, l'Italia auspica in futuro un accrescimento della presenza dell'Unione Europea nel Consiglio di Sicurezza, mediante formule opportune.
Così come già avvenuto all'indomani della caduta del Muro di Berlino, la NATO ha tempestivamente avviato i propri processi di adattamento, per prevenire, contrastare e contenere le conseguenze, delle nuove minacce del terrorismo e delle armi di distruzione di massa.
Un adattamento talmente significativo che il Vertice di Praga, a suo tempo annunciato come il Vertice "dell'Allargamento", viene oggi definito il Vertice della "Trasformazione".
L'invocazione, il 12 settembre, dell'art. 5 del Trattato di Washington; l'unanime condanna degli attacchi terroristici espressa lo stesso giorno da tutti i 27 Partner della NATO; l'adozione il 4 ottobre 2001 di 8 misure, individuali e collettive, di solidarietà ed assistenza logistica agli Stati Uniti; la presenza di forze di 14 Paesi NATO nell'operazione "Enduring Freedom" in Afghanistan; l'impegno espresso a Praga di sostenere la piena applicazione della Risoluzione n. 1441 sull'Iraq, rappresentano tutte risposte di indubbio valore storico, politico e militare.
Ciononostante si avverte la necessità di accentuare il ruolo politico, consultivo e decisionale del Consiglio Atlantico, al fine di evitare i problemi derivanti dalle coalizioni a geometria variabile - o "coalition of willingness" - che rischiano di indebolire la solidarietà atlantica e di risultare meno efficaci nella lotta al terrorismo ed alle armi di distruzione di massa.
In effetti, il terrorismo costituisce una minaccia di medio-lungo termine che, come tale, per essere combattuta necessita di coalizioni coese e salde nel tempo.
L'unilateralismo nella lotta al terrorismo od alla proliferazione delle armi di distruzione di massa si rivelerebbe, invero, di scarsa efficacia e conseguirebbe risultati limitati nel tempo.
L'11 settembre, inoltre, ha reso ancor più ineludibile ed urgente l'impegno delle organizzazioni internazionali volto ad eliminare le principali crisi regionali, accanto alle quali allignano più facilmente le derive dell'estremismo e del terrorismo: la crisi medio-orientale, prima fra tutte.
Ma all'indomani degli attentati alle Torri Gemelle - che hanno fatto apparire imminente e forte anche per l'Europa l'incombenza del terrorismo, di un nemico della pace e della vita, senza luogo e senza volto – mi chiedo:
l'Europa, di fronte alle sfide globali, saprà inaugurare in un contesto euro-atlantico un attivo partenariato con gli Stati Uniti?
Sarà in grado di collaborare con una sua soggettività internazionale ben definita a dissipare l'ombra del cosiddetto "unilateralismo" attribuito agli Stati Uniti, od alla tentazione ad essi attribuita di formare di volta in volta alleanze "à la carte", pur dopo aver saputo costituire una coalizione contro bin Laden comprendente tutto il mondo?
Potrà l'Europa assumere il ruolo di "potenza civile globale"?
Saprà l'Europa, con la sua millenaria esperienza ed il suo patrimonio culturale, costituire una capacità di stabilire legami che favoriscano le coesioni diplomatiche tra territori, culture, etiche civili e religiose diverse?
E così prevenire l'insorgere di crisi e gli interventi militari, stabilendo costruttive relazioni con popoli e Stati una volta egemoni ed ancora oggi assai significativi, ed anche con popoli e Stati dispersi nel vasto mondo degli esclusi e dei poveri del mondo?
Alla vigilia del Consiglio Europeo di Copenhagen ed in vista della conclusione dei lavori della Convenzione Europea, si rende necessario un forte recupero di quelle profonde motivazioni politiche che animarono i disegni di unità di De Gasperi, Adenauer, Shuman, Monnet, i quali non furono concepiti affinché si esaurissero nell'Europa della "moneta".
In effetti, il raggiungimento della moneta unica rappresenta un grande traguardo, non solo economico.
Tuttavia, se l'Unione vuole "organizzare" la nuova Europa e dare risposte alle gravi sfide del XXI secolo, dovrà sviluppare capacità politiche e militari che le consentano, di svolgere il proprio ruolo nel nuovo scenario internazionale, affermando la propria Identità nell'ambito di un rinnovato e più equilibrato rapporto transatlantico.
E' necessario, difatti, evitare che la nuova NATO sia caratterizzata da evidenti squilibri nei contributi e nelle capacità dei suoi Alleati, vecchi e nuovi.
Ciò minerebbe quei vincoli di solidarietà che costituiscono il cemento della nostra Alleanza.
Sono queste alcune delle considerazioni sulla Sicurezza Euro-Atlantica all'indomani del Vertice di Praga che affidiamo alle riflessioni di questo Seminario Internazionale, certi che usciranno arricchite dagli approfondimenti scientifici e dai contributi degli autorevoli ospiti che hanno accettato di intervenire.