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La sicurezza euroatlantica all'indomani del Vertice di Praga

Seminario Internazionale di Alti Studi
Camera dei Deputati, Sala del Cenacolo
Roma 2 - 3 dicembre 2002

Sen. Roberto Antonione

Sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri

 

Signor Presidente,
Autorità,
Signore e Signori,
 
porto il saluto del Governo italiano agli illustri partecipanti al Seminario Internazionale di Alti Studi "La sicurezza euro-atlantica all'indomani del Vertice di Praga", promosso dal Comitato Atlantico Italiano. Con l'occasione, esprimo le più vive felicitazioni al Presidente Emilio Colombo per avere organizzato con tale tempestività questo Seminario, che ci offre l'opportunità di approfondire le prospettive dischiuse dalle decisioni dai Capi di Stato e di Governo dell'Alleanza Atlantica, a pochi giorni dalla loro solenne adozione a Praga.
A giudizio dell'Italia, questo Vertice Atlantico ha rappresentato uno storico passo in avanti nella costruzione di una Europa non più divisa. L'invito rivolto a sette Paesi, dal Baltico all'Europa sud orientale, ad entrare nell'Alleanza estende l'area di stabilità nel nostro Continente, mentre il salto di qualità nei rapporti con la Russia, che deve sentirsi pienamente integrata nel sistema euro-atlantico, ci consente di guardare con fiducia al futuro dell'Europa. Superata la Guerra Fredda, la NATO, insieme all'Unione Europea, è stata artefice e rimane garante del processo di stabilizzazione in atto nei Balcani.
Probabilmente, mai nel passato il Continente europeo ha conosciuto un simile grado di pacificazione, nel segno della democrazia e della libertà.
Al contempo, il quadro internazionale attuale rimane fonte di gravi inquietudini. La tragica sequenza di attentati di New York, Bali, Mosca e Mombasa, la minacciosa proliferazione delle armi di distruzione di massa e i gravi focolai di crisi in alcune cruciali aree del mondo, hanno messo in drammatica evidenza la nostra vulnerabilità.
Di fronte al cambiamento della natura della minaccia, la NATO - che durante la Guerra Fredda ha costituito il baluardo della nostra sicurezza e il veicolo dello stretto legame tra Europa e Stati Uniti – si sta trasformando per affrontare, in maniera efficace, le nuove sfide del XXI secolo. L'attivazione dell'art. 5 del Trattato di Washington, all'indomani del'11 settembre 2001, è stata la prova che l'Alleanza Atlantica rimane vitale e caratterizzata da una forte solidarietà tra i Paesi membri. Il concetto forte che sta guidando il processo di adattamento dell'Alleanza è che ciò che conta non è più la delimitazione geografica degli impegni di difesa comune, ma la natura delle minacce da fronteggiare.
Considerato che le nuove minacce alla sicurezza dell'area euro-atlantica provengono principalmente da scenari extra-europei, il ripensamento concettuale ed operativo dell'Alleanza avviato a Praga pone le premesse per il superamento dell'originaria dimensione territoriale e per la proiettabilità delle forze in qualsiasi teatro da cui si profilino dette minacce.
 
Senza un simile ripensamento, cui gli attentati dell'11 settembre 2001 hanno impresso una drammatica accelerazione, la NATO avrebbe rischiato di essere condannata, oltre oceano, ad una crescente irrilevanza sul piano strategico. La trasformazione decisa a Praga consente invece di aggiornare, rinsaldandolo ulteriormente, il vincolo di solidarietà transatlantica per affrontare insieme le nuove minacce che insidiano la sicurezza.
Questo significa innanzitutto far sapere all'Iraq di Saddam Hussein che ci attendiamo un pieno rispetto delle obbligazioni che discendono dalle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La Dichiarazione adottata a Praga rappresenta un messaggio di esemplare chiarezza in questo senso.
Ciò significa poi confermare l'impegno degli Alleati in Afghanistan. L'Italia farà la sua parte, non solo mantenendo una presenza significativa nell'ISAF, per la quale siamo favorevoli a un più attivo sostegno della NATO, ma soprattutto inviando tra breve un ulteriore, rilevante contributo di forze per l'operazione "Enduring Freedom".
Questo significa infine prendere le necessarie, anche se costose, misure di adattamento strutturale per far sì che ai nuovi obiettivi dell'Alleanza corrispondano forze e comandi in grado di far fronte alle sfide. L'insieme delle decisioni adottate al Vertice NATO (la Forza di Risposta, la revisione della struttura dei comandi, il Pacchetto di Praga sulle capacità, le misure previste nell'ambito del concetto militare di difesa dal terrorismo, lo studio di fattibilità per un progetto NATO di difesa missilistica) costituisce un ambizioso programma di lavoro, al quale intendiamo contribuire significativamente.
L'Italia sta compiendo un notevole sforzo per adeguare lo strumento militare nazionale alle nuove esigenze operative, consapevole del momento decisivo che l'Alleanza sta vivendo e dell'importanza che tutti facciano la loro parte per far sentire alle nostre opinioni pubbliche che la NATO rimane sostegno insostituibile del legame transatlantico, della nostra sicurezza e della stabilità. L'adeguamento si basa d'altronde sulla parallela disponibilità a porre le nostre Forze Armate a disposizione di missioni anche nell'ambito della Politica Europea di Sicurezza e Difesa dell'Unione Europea.
Consideriamo assolutamente prioritaria la conclusione delle intese operative tra la NATO e l'Unione Europea, definite in gergo "Berlin Plus". L'Italia è fortemente impegnata a sostenere gli sforzi per giungere quanto prima alla definizione dei problemi ancora aperti, così da permettere all'Unione Europea di fare la sua parte, in proficuo raccordo con l'Alleanza Atlantica, per accrescere la pace e la stabilità.
La cooperazione NATO-UE è già vitale, come dimostra la proficua collaborazione in atto nei Balcani, ma occorre ora trovare soluzioni appropriate per consentire una maggiore interazione, sotto il profilo operativo, tra le due Organizzazioni. Ne va della nostra credibilità di fronte alle opinione pubbliche dei nostri Paesi, con le quali ci siamo tutti impegnati per assicurare il successo della "PESD". L'Italia è particolarmente sensibile a tale questione, anche perché sarà chiamata ad esercitare la Presidenza di turno dell'Unione Europea quando, alla fine del prossimo anno, si dovrà verificare il raggiungimento degli obiettivi di capacità stabiliti dal Consiglio Europeo di Helsinki.
L'ulteriore allargamento della NATO costituisce un momento fondamentale del processo di trasformazione dell'Alleanza. L'Italia si compiace dell'invito esteso a sette Paesi che assicureranno la continuità geografica dal Baltico all'Europa sud orientale, in linea con le nostre aspettative di un ampliamento dell'Alleanza Atlantica equilibrato in termini geostrategici. Si tratta di un grande successo storico, tanto più grande in quanto maturato senza turbare gli stretti rapporti stabiliti con Mosca.
Ci siamo adoperati anche per confermare, a Praga, il principio della porta aperta nei confronti dei Paesi che non abbiamo potuto ancora invitare, incoraggiandoli a proseguire negli sforzi per la piena integrazione nell'area euro-atlantica. L'Italia si sente particolarmente vicina a Albania, Croazia e Macedonia nel loro genuino desiderio di integrarsi nelle nostre strutture.
Fondamentale ci sembra la relazione che abbiamo stabilito a Pratica di Mare con la Federazione Russa, cui ho fatto poc'anzi cenno. Si è trattato di una tappa decisiva per riunire l'Europa. La riunione del Consiglio NATO-Russia a livello di Ministri degli Esteri, svoltasi a Praga, ha fornito l'occasione per prendere nota dei significativi risultati già ottenuti in questi mesi con un reale spirito "a venti" e per confermare che nessuna delle decisioni prese dalla NATO a Praga (allargamento, nuove capacità, forza di risposta) presentava elementi di inquietudine per la Russia. L'Italia, che si è fortemente adoperata per imprimere un salto di qualità nelle relazioni tra NATO e Russia, non può che prendere atto con viva soddisfazione dei primi risultati estremamente incoraggianti.
Continueremo a lavorare per rafforzare il clima costruttivo che ha sin qui contraddistinto i lavori del Consiglio NATO-Russia.
 Vorrei infine menzionare il Dialogo Mediterraneo della NATO. E' significativo che Praga l'Alleanza abbia deciso, su nostra precisa sollecitazione, di intensificare i rapporti con i sette Paesi (Mauritania, Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Israele e Giordania) del Dialogo Mediterraneo, secondo una logica di complementarietà con il Processo Euro-Mediterraneo di Barcellona nel contesto di una sempre più stretta collaborazione tra la NATO e l'UE. Si tratta della conferma che l'intera sicurezza dell'area euro-atlantica è indissolubilmente legata a quella del Mediterraneo e dei Paesi dell'area.
 
Signor Presidente,
le decisioni prese al Vertice di Praga, in termini di membri, nuove capacità, nuove cooperazioni, rispondono ad un unico disegno di fondo di trasformazione, per adeguare alle nuove sfide la tutela dei valori e degli interessi comuni che hanno ispirato la NATO in più di cinquant'anni di solidarietà transatlantica. Nell'ambito di questo grande disegno, l'Italia continuerà a fare la sua parte con quella coerenza e quel senso di responsabilità che hanno sempre contraddistinto il nostro impegno internazionale.