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L'Europa e la partnership transatlantica nel nuovo scenario internazionale

Conferenza
Roma, Centro Alti Studi per la Difesa, 20 aprile 2006

Resoconto a cura di Paolo Rossi

2006

 

L'America ci ricorda come il mondo in cui viviamo sia pericoloso,
l'Europa ci ricorda come al contempo esso sia complicato
.

 
Questa frase del padrone di casa, il generale Vincenzo Camporini, può riassumere il senso della conferenza tenutasi al CASD il 20 aprile 2006 sugli sviluppi delle prospettive transatlantiche.
 
Promossa dall'AESI (Associazione Europea di Studi Internazionali), la conferenza ha avuto relatori in grado di illustrare all'uditorio, composto in larga parte da studenti universitari e post-universitari, quali siano gli scenari sui quali si gioca il futuro delle future relazioni transatlantiche.
 
Oltre al Presidente del CASD, sono intervenuti alla conferenza il generale Antonio Catena, e due profondi conoscitori delle questioni atlantiche quali il dottor Fabrizio Luciolli, segretario generale del Comitato Atlantico Italiano, e l'ammiraglio Ferdinando Sanfelice di Monteforte, Rappresentante Militare Italiano presso i Comitati NATO e UE a Bruxelles.
 
Al generale Antonio Catena è spettato il compito d'introdurre il tema delineando il quadro successivamente approfondito dai relatori.
 
L'intervento del generale Vincenzo Camporini ha offerto un punto di situazione sullo stato attuale delle relazioni transatlantiche, partendo da una prospettiva europea. Egli ha rimarcato come sfide quali il risorgimento islamico, la crescente capacità strategica di paesi quali Cina, India e Brasile, insieme al ruolo egemone degli Stati Uniti, mettano l'Europa nelle condizioni di dover operare delle scelte precise, onde non venire esclusa dai consessi nei quali verrà decisa la politica estera di domani.
 
Il generale Camporini, in particolare, ha focalizzato la sua attenzione su alcuni punti che hanno contribuito a incrinare la relazione transatlantica, come la mancata convergenza sull'Iraq e sulla lotta all'estremismo religioso e quindi anche al terrorismo. Tutto ciò ha prodotto, secondo Camporini, una serie di antinomie quali il dilemma tra unilateralismo e multilateralismo, così come una visione realistica e pragmatica statunitense da un lato, contrapposta a una visione più idealistica europea, che dovranno necessariamente essere ricomposte affinché vi sia un riavvicinamento tra le due sponde dell'atlantico che è nell'interesse di tutti.
 
Perché? Semplicemente perché vi sono dei valori tra americani ed europei che sono condivisi e su di essi deve rinsaldarsi il dialogo transatlantico post guerra fredda. Quindi la lotta al terrorismo deve essere collante e non motivo di divisione tra le due sponde dell'Atlantico.
 
Il secondo relatore è stato il segretario generale del Comitato Atlantico Italiano, Fabrizio W. Luciolli, che ha ribadito come la forza dell'Alleanza Atlantica paradossalmente risieda proprio nelle sue diversità. Tutto ciò tuttavia non deve far dimenticare ad alcuno come su certi principi fondanti che hanno caratterizzato la nascita e la vita di tale alleanza non si possa transigere.
 
Luciolli ha, inoltre, ricordato come in organizzazioni internazionali sempre più numerose il raggiungimento del consenso sia sempre più difficoltoso. A ciò si aggiunge la differenza di percezione della minaccia del terrorismo esistente tra le due sponde dell'Atlantico, che da un lato vede gli Stati Uniti combattere una guerra al terrorismo, mentre l'Europa è piuttosto impegnata in una lotta contro i terroristi. La questione non è meramente semantica, ma da un tale diverso approccio discendono politiche ed azioni difformi.
 
L'introduzione negli Stati Uniti del Dipartimento per la Homeland Security rappresenta per Luciolli una innovazione storica nell'architettura istituzionale americana. Essa deriva dalla considerazione USA, maturata dopo il 9/11, dell'esistenza di una reale minaccia di terrorismo catastrofico e di un potenziale terrorismo di distruzione di massa. Gli europei, nonostante gli attacchi di Madrid e Londra, mantengono approcci diversi e divisi nella lotta al terrorismo, con ciò favorendo talune tentazioni unilateralistiche USA.
 
Oggi, tuttavia, da entrambe le sponde dell'Atlantico si riscontra un rinnovato impegno a dare risposte comuni e durature alle minacce del XXI: dal terrorismo alle epidemie; dalla sicurezza energetica alla proliferazione delle armi di distruzione di massa.
Da parte USA si guarda con attenzione alle lezioni apprese ed all'approccio europeo nei processi di ricostruzione e stabilizzazione.
L'Europa, tuttavia, è ripiegata nelle sue riflessioni conseguenti alle bocciature referendarie del Trattato costitutivo. Inoltre, nonostante gli sviluppi della PESD e l'impegno dell'Europa nei Balcani, le sensibili riduzioni dei bilanci della difesa europei rischiano di aumentare irreparabilmente il divario di capacità fra le due sponde dell'Atlantico e con esso la possibilità di operare e collaborare insieme per la gestione delle crisi.
 
Luciolli ha, infine, osservato come i processi decisionali necessari per attivare strumenti di reazione rapida, quali la Nato Response Force ed i Battle Groups europei,  rischiano di essere ancora più difficoltosi nelle attuali alleanze ed unioni allargate.
 
La NATO ha saputo dimostrare nella sua storia di sapersi adattare ai nuovi scenari e rispondere alle nuove minacce. Al vertice in programma a Riga nel novembre 2006 i Capi di Stato e di Governo saranno chiamati a dare risposte concrete a queste nuove sfide.
Il rischio, tuttavia, è che un'Europa debole, possa rendere debole la stessa NATO, che permane il cardine fondamentale sul quale fondare la sicurezza e la stabilità strategica del futuro.
 
Un futuro che per Luciolli dovrà vedere Europa e Stati Uniti ancor più alleati poiché, citando Benjamin Franklin, di fronte alle nuove minacce We must, indeed, all hang together or, most assuredly, we shall all hang separately.
 
La conferenza si è conclusa con l'esposizione da parte dell'ammiraglio Ferdinando Sanfelice di Monteforte di una presentazione dal titolo NATO ed EU: un rapporto difficile, nel corso della quale sono stati illustrati gli sviluppi che hanno caratterizzato l'evoluzione delle due organizzazioni dalla loro nascita fino ai giorni nostri.
 
Le considerazioni finali sono state svolte dal Presidente dell'AESI Massimo Caneva.
 
La necessità di rilanciare la partnership transatlantica è essenziale, non solo per fronteggiare le questioni insolute che oggi sono all'ordine del giorno, ma principalmente per non essere impreparati nelle sfide che si profilano nel nuovo, sempre più complesso, scenario internazionale.