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Balcani: NATO, integrazione regionale su via adesione

Convegno Belgrado a 5 anni fondazione Consiglio Atlantico Serbo

ANSA

Belgrado, 23 giugno 2006

 


Cerimonia d'apertura della Conferenza internazionale

Riallaciare i fili di una integrazione regionale tra gli Stati vecchi e nuovi dei Balcani - a cominciare da quelli emersi dalla sanguinosa dissoluzione della Jugoslavia - quale premessa sul graduale cammino di adesione euro-atlantica dei Paesi della regione. E' questa la sollecitazione emersa nel corso di un convegno internazionale di tre giorni conclusosi oggi in occasione del quinto anniversario di fondazione del Consiglio atlantico serbo: punta avanzata del dialogo tra la nuova Serbia del dopo-Milosevic e la Nato.
 
Un dialogo che sul piano tecnico e dell'avvio di contatti tra militari sembra procedere bene, come e' stato osservato a margine degli interventi introduttivi di George Katsirdakis, responsabile della divisione cooperazione, pianificazione e politica di difesa del segretariato generale della Nato, e dal presidente dell'Associazione del Trattato atlantico (Ata), ambasciatore Robert Hunter. Fino al punto di far ventilare una possibile ammissione della Serbia come 'osservatore' in seno a strutture Nato, prima dell'ingresso formale in  quei programmi di 'partnership for peace' contro cui gioca ancora l'irrisolto nodo politico della mancata consegna alla giustizia internazionale dell'ex comandante serbo-bosniaco Ratko Mladic e degli ultimi ricercati per crimini di guerra dell'era Milosevic tuttora latitanti: vulnus che ha pure provocato la recente decisione Ue di sospendere i negoziati di associazione e stabilizzazione (Asa) con Belgrado, con conseguenti schermaglie polemiche.
 
Schermaglie sulle quali si e' soffermato tra i relatori del convegno atlantico l'ambasciatore americano in Serbia, Michael Polt, invitando l'attuale leadership di Belgrado a non scambiare per ''pressioni'' o ultimatum gli inviti europei e occidentali alla cooperazione. E che da parte serba anche il principe Aleksandar Karagiorgevic - erede dell'ex dinastia regnante e figura pubblica legata a partiti di governo che non escludono un'ipotetica restaurazione monarchico costituzionale nel Paese - ha incoraggiato a superare: ergendosi a paladino di un patriottismo democratico che sappia ''guardare al futuro'', digerire la secessione da Belgrado del Montenegro e comprendere tutti ''i vantaggi dell'integrazione euro-atlantica''.
 
Integrazione che d'altronde attende di passare per una serie di tappe intermedie, come ha sottolineato in una tavola rotonda il segretario generale del Comitato Atlantico italiano, Fabrizio Luciolli. La sollecitazione e' a dar corso a ''una integrazione regionale e locale'' che accompagni e preceda quella piu' vasta negli organismi internazionali: come Ue e Nato chiedono da tempo, consapevoli di dover accogliere i Balcani in nome della stabilita'
continentale, ma di non poterlo fare in ordine sparso. Un percorso a cerchi concentrici - ha notato Luciolli - che solo in questi termini puo' consentire ai Paesi dell'area di consolidare ''quegli standard di sviluppo economico, rispetto dei diritti umani e sicurezza'' visti da Europa e Occidente come ''imprescindibili e indissolubilmente intrecciati''. (ANSA).