Kosovo: quale status per i servizi d'intelligence
Elisa Nicodano
Ricercatrice
Occidente n. 1 2007

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Da alcuni mesi il piano dell'ex Presidente finlandese Martti Ahtisaari per il Kosovo è approdato a New York, dove si attende di conoscerne il destino, mentre ancora si cerca un compromesso politico e diplomatico che finora è mancato. Non solo, infatti, le due parti direttamente interessate – kosovari di etnia albanese e Serbia – hanno visioni inconciliabili circa il futuro status della regione , ma manca anche una politica comune tra i principali attori internazionali. La decisione che verrà presa a questo proposito influenzerà anche tematiche che sono state finora lontane dall'attenzione generale e che tuttavia possono avere un'influenza non trascurabile sull'avvenire della regione e sulla sua stabilità e sicurezza. Uno degli argomenti meno affrontati è quello dell'intelligence ed il Kosovo rappresenta un unicum dal punto di vista della presenza ed esistenza di questo tipo di servizi. Senza voler entrare nel merito del lavoro e dell'interesse dei servizi stranieri in Kosovo, si vuole qui descrivere brevemente quanto osservato circa i servizi locali e le difficoltà di analisi e d'intelligence della polizia locale. Pur apparendo disgiunte, infatti, si ritiene che le due questioni, e le problematiche ad esse relative, necessitino invece di una visione d'insieme. La situazione dei servizi kosovari è complessa e rende necessaria una breve premessa: non esiste un "servizio" d'intelligence kosovaro, il che dovrebbe essere naturale in assenza di uno Stato a cui fare riferimento. È tuttavia meno ovvio che l'Amministrazione delle Nazioni Unite in Kosovo (United Nations Interim Mission in Kosovo – UNMIK), si sia mostrata riluttante a voler affrontare l'argomento , nonostante fosse consapevole della questione e conoscesse anche l'esistenza di due istituzioni parallele ed ufficiose che svolgono un incarico paragonabile a quello dei servizi d'intelligence. Si tratta di strutture semi-clandestine che lavorano per i due principali partiti politici della regione, ma sono prive di qualunque rilevanza legale. Si tratta dell'IHSOP ("Institute for Researching Public Opinion and Strategies"), affiliato al LDK (Lega Democratica del Kosovo) e dello SHIK ("Informative Service of Kosovo"), affiliato al PDK (Partito Democratico del Kosovo): entrambe svolgerebbero numerose attività, dalla protezione dei membri del proprio partito, alla raccolta di informazioni, all'intimidazione degli avversari. Appare, tuttavia, importante mettere in rilievo che questa assenza di valore giuridico non deriva tanto dalla violazione di specifiche norme legislative in materia, quanto piuttosto dalla totale assenza di una qualunque regolamentazione. Questa situazione può forse apparire comprensibile se osservata dal punto di vista della Comunità Internazionale (CI) che non poteva, nel periodo di amministrazione temporanea della regione, e, dunque, per ovvie ragioni politiche, regolare o istituire alcun servizio di intelligence in un'area posta sotto la sua amministrazione temporale. Non per questo, tuttavia, lascia meno perplessi la volontà della stessa CI di non regolamentare in alcun modo l'esistenza di queste strutture parallele. La questione della presenza di tali gruppi e, soprattutto, del loro futuro è emersa con chiarezza all'inizio del 2006, dopo che – nel dicembre 2005 – UNMIK ha permesso alle autorità locali (nella fattispecie al Provisional Institutions of Self-Government – PIGS) di creare due nuovi ministeri, quello della Giustizia e quello degli Interni. A seguito di ciò, è iniziata una competizione tra i partiti per stabilire sia chi dovesse occupare quale carica , sia, soprattutto, è emersa chiaramente la necessità, avvertita soprattutto dal PKD e dal LDK, di assicurarsi il futuro controllo di eventuali agenzie di intelligence ufficiali. Un altro fattore ha portato alla luce questa difficile tematica. Dal momento in cui hanno avuto inizio, nel febbraio 2006, i colloqui per stabilire lo status del Kosovo, entrambe le organizzazioni hanno iniziato a mostrarsi più apertamente di quanto avessero mai fatto in precedenza, non solo prendendo direttamente parte a programmi televisivi o dialogando con i giornalisti, ma parlando anche, e proprio in queste sedi, della propria organizzazione e dei propri intendimenti futuri. La ragione principale di questo comportamento potrebbe essere rintracciata nella volontà di legittimare la propria passata ed attuale presenza ed attività, così da poter proporre un modello già valido e già rodato nel caso in cui il Kosovo diventasse indipendente e si rendesse quindi necessaria l'istituzione ufficiale di un servizio d'intelligence. Questa tendenza ad uscire allo scoperto , mostrata nel corso dell'anno passato, potrebbe rispecchiare la ricerca di una legittimazione della propria esistenza e delle proprie attività sia a livello locale, sia a livello internazionale, in attesa dell'evolversi della situazione. Per quanto appaia probabile che esista una comunanza di interessi derivante dalla comune aspirazione al raggiungimento dell'indipendenza della regione, le due organizzazioni restano comunque strutture interne a partiti politici, legate ad essi e alle loro lotte interne per il potere. Quanto avvenuto nel dicembre dell'anno scorso può fornire un esempio di come queste strutture possano essere utilizzate per colpire gli avversari: lo SHIK del PDK, in una manovra per screditare il proprio principale rivale , l'AAK (Alleanza per il Futuro del Kosovo), ha informato con successo la polizia di un trasporto di armi che stava per essere effettuato da membri del AAK. Per la prima volta in maniera ufficiale, l'Inviato Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ahtisaari, nel suo piano per il Kosovo, ha affrontato l'argomento delle agenzie di intelligence. Presentato al Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon nel marzo di quest'anno, il piano consta di due documenti: un "Report of the Special Envoy of the Secretary-General on Kosovo's Future Status" (di seguito denominato "Rapporto") e la "Comprehensive Proposal for the Kosovo Status Settlement" (successivamente citata come "Proposta"). La "Proposta" di Ahtisaari si basa su di un delicato bilanciamento di poteri tra la Comunità Internazionale (soprattutto UE e NATO) e le strutture esecutive, amministrative e giuridiche di uno Stato indipendente . Secondo quanto delineato nella Proposta, uno dei settori che rimarrebbe sotto la sorveglianza della Comunità Internazionale è quello della sicurezza. Questo ambito è molto vasto e comprende, ovviamente, sia le forze di polizia , sia la costituzione di una Forza di Sicurezza kosovora (Kosovo Security Force – KSF) che andrebbe a sostituire l'attuale Kosovo Protection Force, a sua volta creato subito dopo la smobilitazione dell'UÇK nel 1999, sia, infine, la costituzione di un'agenzia di intelligence. Al contrario di quanto avviene per le prime due istituzioni, tuttavia, la Proposta è alquanto scarna di dettagli quando si viene alla descrizione di questa agenzia. L'art. 4 del documento afferma che: "Kosovo shall establish a domestic security agency to monitor threats to Kosovo's internal security (…). This agency shall be professional, apolitical, multi-ethnic and subject to parliamentary oversight and civilian administration". Due caratteristiche di questa pianificata agenzia appaiono immediatamente evidenti: il fatto che non sia autorizzata ad operare al di fuori dei confini nazionali e che debba essere "apolitica". Ciò che non emerge dalla Proposta è come, e, soprattutto, con quale personale, si possa costituire questa istituzione. L'arruolamento del personale rappresenta infatti uno dei temi più delicati di questo argomento. Si potrebbero ipotizzare due soluzione estreme: da una parte, l'assorbimento completo di tutto il personale attualmente operante per le due organizzazioni d'intelligence all'interno di un'unica nuova struttura legale ed istituzionale; dall'altra parte, invece, la costituzione ex novo di una agenzia di intelligence, il cui personale non dovrebbe quindi aver fatto parte in precedenza di alcuna altra organizzazione con simili compiti. Entrambi le ipotesi presentano degli svantaggi. Nel primo caso, uno dei principali rischi potrebbe essere costituito dalla "politicizzazione" dell'istituzione. Se ciò dovesse verificarsi, gli appartenenti ad essa potrebbero agire non per l'interesse dello Stato quanto per quello del partito politico a cui sono legati, in una costante lotta per il potere. Sembra, infatti, che non sia mai mancata la rivalità tra i due gruppi, rivalità che hanno anche portato, nel corso degli anni, ad un certo numero di omicidi e di campagne d'intimidazione nei confronti di uomini politici che non si fossero "uniformati" alle scelte del partito, o che avessero optato per costituire un nuovo gruppo politico. Inoltre, ciascun membro di questi gruppi potrebbe aver sviluppato una propria rete di relazioni e di legami, talvolta anche con i gruppi criminali che operano nella regione . Questo personale, quindi, per quanto possa avere già un'esperienza nel settore, potrebbe anche non possedere il background di comprovata rettitudine e moralità, adeguato a svolgere un'occupazione tanto delicata. Se ciò dovesse avvenire, minerebbe alla base la credibilità dell'eventuale nuovo servizio, nonché ne potrebbe inficiare l'effettiva capacità operativa, a causa della presenza di personale corrotto o legato ad organizzazioni criminali. La seconda ipotesi avrebbe lo svantaggio opposto: personale "nuovo", eventualmente anche con un impeccabile curriculum vitae, ma privo dell'esperienza necessaria. E questo potrebbe influenzare non meno negativamente le possibilità di successo dell'istituzione eventualmente costituita. Quest'ultima sarebbe la via più difficile da percorrere, anche se potrebbe essere quella più adatta a garantire l'apoliticità richiesta nella Proposta. È comunque probabile che, anche qualora vengano legalmente ed ufficialmente aboliti, questi gruppi semi-clandestini continuerebbero ad operare, anche perché avrebbero già una propria avviata rete di connivenza. Inoltre, dopo anni di collaborazioni "non ufficiali" con la comunità internazionale, tali strutture potrebbero ritenere di essere state tradite e decidere di infiltrare i nuovi servizi, oppure di rendere loro la vita molto difficile. Nel caso in cui al Kosovo fosse ufficialmente offerta una qualche forma di indipendenza e nell'eventualità che quanto ipotizzato sull'argomento dalla Proposta di Ahtissari venisse accettato, a mitigare in parte questa possibile infiltrazione potrebbe provvedere la costante presenza dei servizi di intelligence della NATO e delle strutture di sorveglianza attivate dalla futura International Military Presence , che rimarrebbero nella regione ancora a lungo e avrebbero quindi la possibilità di controllare l'evoluzione della situazione. Questa ulteriore presenza, tuttavia, potrebbe essere guardata con diffidenza, dal momento che i servizi segreti rappresentano notoriamente e per i più ovvi motivi, una delle istituzioni più sensibili di uno Stato. La scelta del giusto personale è fondamentale per la costituzione di un servizio di intelligence efficace ed efficiente: proprio questo delicato punto ha infatti causato non pochi problemi nella costituzione del reparto di analisi e di intelligence della polizia kosovara – Kosovo Police Service (KPS). Questo reparto, infatti, dovrebbe essere composto da personale locale per un totale di 84 unità. All'aprile 2006, tuttavia, non era ancora stato possibile completare i ranghi. Le ragioni sono diverse ed è necessario tenerle in conto, poiché, per analogia, si possono estendere anche al futuro ed eventuale servizio d'intelligence: in primo luogo, l'impossibilità di verificare il background del personale, perché non esistono archivi precedenti il conflitto e, data la delicatezza di questo incarico, proprio la credibilità, la serietà e l'incorruttibilità del personale sono questioni fondamentali. In secondo luogo, l'indisponibilità di coloro che potrebbero essere selezionati ad accettare l'incarico, soprattutto per ragioni economiche. Il reparto infatti, ha sede a Pristina e per molti questo implicherebbe un sacrificio economico che non sono disposti o non possono affrontare. Queste difficoltà hanno quindi reso complessa la costituzione del reparto di intelligence, causando, di conseguenza, anche un deficit nell'efficienza dell'intera struttura della KPS: senza un proprio reparto di raccolta, valutazione e analisi delle informazioni, infatti, potrebbe non essere semplice per una forza di polizia mettere in pratica con efficacia il proprio ruolo istituzionale di prevenire e contrastare il crimine. La difficile situazione che sta vivendo la KPS, comunque, non implica necessariamente che non ci sia un controllo d'intelligence nella regione kosovara. Al contrario. La presenza di così tanti contingenti militari internazionali, nonché di altrettante, se non di più, agenzie internazionali e personale internazionale impiegato a vario titolo nell'area, fanno sì che il Kosovo sia una delle regioni con il maggior numero di operatori nell'ambito della raccolta di informazioni per metro quadro. A livello di intelligence criminale, ad esempio, opera la CIU – Criminal Intelligence Unit – un'unità che è costituita da agenti di polizia di diversi Paesi europei . Questa unità, però, è posta sotto l'autorità del Comandante della Polizia di UNMIK: per quanto buoni possano quindi essere i rapporti con la KPS, questa rimane priva di un proprio strumento di prevenzione e di analisi propria di una forza di polizia, mentre i rapporti sulla raccolta delle informazioni giungono sia al Comandante di UNMIK-P, sia direttamente agli Stati membri dell'Unità, nonché all'Interpol ed alle altre istituzioni internazionali interessate, e solo in ultima istanza alla KPS. Per quanto valido ed efficace questo metodo possa essere, tuttavia, priva la polizia locale di una propria visione, e diminuisce il valore del lavoro svolto dai poliziotti della KPS, che non sentono sulle proprie spalle la responsabilità del mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica. È interessante notare come Gran Bretagna e Stati Uniti abbiano dimostrato un notevole interesse nei confronti delle questioni relative alla polizia, la prima scegliendo di essere nazione leader nella CIU e di giocare un notevole ruolo anche in UNMIK-P. Ruolo questo mantenuto anche nella KPC – Kosovo Protection Corps – dove a britannici sono affidati tra i ruoli più importanti. Si può ipotizzare che si potrà ritrovare questo attivismo anche nel caso in cui quanto delineato dalla Proposta di Ahtissari venga concretizzato e si costituisca un'agenzia di intelligence kosovara: ancora una volta Londra e Washington potrebbero assumersi gran parte delle responsabilità legate alla nuova agenzia. In conclusione, appare evidente come la situazione del Kosovo sia ben lungi dall'essere vicina ad una soluzione. Ciò non solo nel più ampio ambito politico e diplomatico, dove ancora si attende una decisione circa il futuro status della regione, ma anche in un settore più ristretto, ma di decisiva importanza, come quello dell'intelligence. Qualunque sia la scelta finale che verrà fatta in sede ONU, dovrà necessariamente tenere in conto le problematiche qui enunciate, dall'assenza di normativa che regoli l'esistenza delle strutture d'intelligence al momento inserite all'interno dei principali partiti politici (LDK-PDK), all'esigenza di identificare la migliore soluzione per ciò che concerne il personale – dal completo inserimento di tutti coloro che sono attualmente impegnati nelle strutture semi-clandestine, alla ipotesi di selezionarlo ex novo – alle difficoltà di reclutamento che si potrebbero verificare e dovute sia alla mancanza di informazioni sulla storia personale dei possibili candidati, sia all'esistenza di possibili legami tra coloro che attualmente operano all'interno dei suddetti gruppi paralleli e la criminalità organizzata. La Comunità Internazionale dovrà prestare estrema attenzione alle scelte ed alle decisioni che prenderà riguardo a tematiche così delicate, se non vorrà minare fin dall'inizio la stabilità dei futuri assetti istituzionali – qualunque essi siano – della regione.
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