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Celebrazione 60° Alleanza Atlantica

Senato della Repubblica, 11 maggio 2009

On. Prof. Enrico LA LOGGIA

Presidente del Comitato Atlantico Italiano

 

Autorità, illustri colleghi stranieri e amici dell'Assemblea Parlamentare NATO,
sono oltremodo lieto ed onorato di portare il saluto del Comitato Atlantico Italiano in questa celebrazione dei 60 anni dell'Alleanza Atlantica. Un'iniziativa che, anche per la mia passata appartenenza all'Assemblea Parlamentare NATO, sento particolarmente vicina e per la cui realizzazione sono, pertanto, grato al Presidente De Gregorio ed alla Delegazione italiana.
Celebrare i 60 anni dell'Alleanza Atlantica significa far tesoro delle esperienze e dei successi del passato per affrontare con rinnovata fiducia ed impegno le nuove sfide alla sicurezza e le relative decisioni politiche che siamo chiamati ad adottare.
Decisioni e scelte che nella comunità euro-atlantica trovano fondamento nella costante ricerca del consensus, frutto di un dialogo ampio ed articolato che ha radici nelle aule parlamentari e trae linfa dalle nostre società civili.
"E' apparso sempre più chiaramente, dopo la firma del Trattato, che nella nostra epoca la sicurezza è assai più di un problema militare. Lo sviluppo della consultazione politica e della cooperazione economica, la valorizzazione delle risorse, il progresso dell'istruzione e della comprensione dei popoli: tutto ciò può essere importante per la sicurezza di una nazione o di un'alleanza quanto la costruzione di una corazzata o l'armamento di un esercito."
Queste parole, che per la loro attualità potrebbero apparire mie, sono invero state enunciate nel 1956 dall'allora Ministro degli Esteri Gaetano Martino che presiedette il Comitato dei Tre Saggi – del quale facevano parte i colleghi canadese e norvegese, Pearson e Lange - incaricato dalla NATO di redigere un Rapporto sulla cooperazione non-militare che rafforzasse l'unità della Comunità atlantica.
E' in questo Rapporto che trova fondamento l'azione dell'Assemblea Parlamentare NATO e quella dei Comitati Atlantici nazionali, già attivi nei primi anni Cinquanta, come quello italiano che esprimeva i primi presidenti dell'Associazione del Trattato Atlantico (ATA) - che è oggi qui rappresentata dall'attuale Presidente, l'Onorevole Karl Lamers.
Da allora il Comitato Atlantico Italiano è stato presieduto da autorevoli statisti che hanno saputo promuovere iniziative tali da alimentare un positivo processo di osmosi tra la NATO ed il mondo politico, diplomatico, militare, economico, accademico e dei mezzi di informazione.
Particolare attenzione è sempre stata riservata dal Comitato Atlantico Italiano ai programmi di formazione ed informazione rivolti alle nuove generazioni.
Fra pochi giorni, alle porte di Roma, i 60 anni dell'Alleanza Atlantica verranno illustrati e discussi dal Comitato Atlantico Italiano con 600 giovani dell'ultimo anno degli istituti scolastici, mentre un vasto programma di seminari di studi ed una mostra itinerante sulla NATO, sono in corso di svolgimento in numerose università del paese.
A fronte di tali iniziative, corsi di formazione sul ruolo della NATO e delle organizzazioni internazionali per la sicurezza  rivolti a personale militare, sono peraltro condotti dal Comitato Atlantico Italiano in Italia come in Albania, in Serbia ed in Irak.
Un contributo allo sviluppo di un Nuovo Concetto Strategico è, inoltre, in fase di definizione e sarà discusso compiutamente in occasione dell'Atlantic Forum che avrà luogo nel prossimo autunno a conclusione del programma di iniziative pianificato dal Comitato Atlantico Italiano per il 60° anniversario dell'Alleanza Atlantica.
Tali attività appaiono complementari e in grado di rafforzare il ruolo dell'Assemblea Parlamentare NATO, promuovendo in vasti strati dell'opinione pubblica una migliore conoscenza critica dell'Alleanza.
Ciò appare quanto mai essenziale nell'attuale impegnativa congiuntura storica che richiede scelte e decisioni politiche fondate su visioni strategiche sempre più condivise e responsabili.
Decisioni che, come dichiarò 60 anni fa Alcide De Gasperi concludendo il suo intervento in quest'aula, dovranno permetterci di continuare a "camminare sulla via che abbiamo intrapresa, via piena di responsabilità, via della quale conosciamo gli spini ed i triboli, ma via della quale conosciamo anche la meta: la libertà, la forza - e riferendosi al mio paese – l'ascesa del popolo italiano."
Una via, mi sia consentito di concludere, che andrà affrontata con lo stesso senso di responsabilità di quei protagonisti di allora, alcuni dei quali sono in quest'aula ed ai quali rivolgo sentimenti di profonda gratitudine per la lungimiranza ed il valore della scelta che operarono nell'associare i nostri paesi a quel "formidabile elemento di forza materiale e morale" con cui De Gasperi identificava il Patto Atlantico.