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Ricordo di Manlio BrosioSenato della Repubblica, Palazzo Giustiniani, 17 maggio 2000Sen. Emilio ColomboPresidente Onorario del Comitato Atlantico Italiano
Ricorrendo il ventesimo anniversario della scomparsa di Manlio Brosio, una coincidenza di ricordi e d'iniziative comuni tra il Comitato Atlantico e la Fondazione Einaudi, hanno fatto maturare la convinzione che non si può ripercorrere la storia della Repubblica senza fermare l'attenzione e posare lo sguardo su questa figura di grande italiano ed eminente espressione della cultura e della famiglia liberale. Si deve alla sensibilità del Presidente del Senato della Repubblica, Sen. Nicola Mancino, se questo ricordo ha oggi luogo in quelle stesse aule ove Brosio approdò quale componente dell'Assemblea del Senato, dopo aver svolto una multiforme attività nello scenario politico nazionale ed internazionale. Un periplo caratterizzato da responsabilità di Governo agli albori della Repubblica e da un'intensa attività diplomatica compiuta nelle sedi più rilevanti per l'elaborazione della politica internazionale del tempo. Un lungo percorso che condusse, infine, Brosio alla guida della grande Alleanza difensiva dei paesi dell'Occidente, portatrice di quei valori di democrazia, di pace e di libertà, la cui coerente salvaguardia rappresenta una delle fondamentali ragioni delle evoluzioni che dovevano investire l'assetto internazionale e la vita dei popoli europei. Ricordare Brosio non è commemorare, bensì trarre, attraverso un'attenta analisi del pensiero politico e della sua azione diplomatica, quelle intuizioni che con lungimiranza egli seppe scorgere ed attuare e che, attraverso la sua azione alla testa della NATO, avrebbero promosso quella nuova stagione nei rapporti Est-Ovest i cui effetti si proiettano sino ai nostri giorni. Nei diari di Brosio relativi al suo periodo a Mosca come Ambasciatore d'Italia (1947-1951), è annotato come De Gasperi apprezzasse le sue note diplomatiche, che apparivano sempre equilibrate ed, a differenza di quelle di altri autorevoli colleghi, esponevano fatti ed opinioni senza "assaltare il Governo" con continui ammonimenti ed insegnamenti. Dall'osservatorio moscovita, Brosio visse intimamente talune delle perplessità emerse nella difficile fase di elaborazione della posizione italiana per quanto riguardava l'adesione all'Alleanza Atlantica. Ma da Segretario Generale della NATO manifestò piena coerenza con le conclusioni cui si era pervenuti e che rappresentavano un saldo fondamento della politica estera italiana. Brosio, difatti, è presente nei nostri ricordi come esempio d'illuminata intelligenza politica, che seppe sempre coniugare in sintesi costruttive le diversità ed i particolarismi del panorama politico nazionale ed internazionale, mai allontanandosi dall'analisi obiettiva della realtà storica del momento e rimanendo ancorato ad un saldo senso dello Stato. Capacità e valori che seppe esprimere quale Segretario Generale della NATO, in un momento storico cruciale della vita dell'Alleanza, tra il 1964 ed il 1971. La contrapposizione Est–Ovest che divideva la Germania, l'uscita della Francia dalla struttura militare integrata della NATO, la guerra in Medio Oriente, l'esplosione della prima bomba nucleare in Cina e l'imporsi nell'Unione Sovietica di una linea più dura rispetto a quella che aveva fatto scorgere Krusciov, danno il quadro delle instabilità e delle sfide che Brosio e l'Alleanza dovettero affrontare. Sfide alle quali facevano riscontro risposte ed atteggiamenti diversi delle singole nazioni, che furono superati da Brosio facendo ricorso alle sue capacità di dialogo e mediazione, rafforzando la solidarietà degli alleati sui principi e valori comuni e dando impulso ad una nuova strategia politica e militare dell'Alleanza che trovò sintesi politica e progettuale nello storico Rapporto che deve il nome al Ministro Harmel, che ne fu il promotore e maggiore artefice. Tale Rapporto e la sua strategia, se da un lato ribadivano con fermezza la funzione difensiva dell'Alleanza, dall'altro promuovevano il dialogo con gli avversari di allora, dischiudendo prospettive di stabilità e di cooperazione che si sarebbero sviluppate con successo ed in diverse forme. I processi di allargamento in atto nelle istituzioni europee ed atlantiche, i rapporti di cooperazione stabiliti con i Paesi dell'Est nell'ambito del Partenariato per la Pace dell'Alleanza e le operazioni di mantenimento della pace condotte congiuntamente dalla NATO con la Federazione Russa per la stabilità della tormentata regione dei Balcani, trovano difatti fondamento nella lungimiranza che caratterizzò la strategia delineata ed espressa da Harmel e promossa da Brosio. Così come già avvenuto nel 1956, con il rapporto del Comitato dei Tre (on. Gaetano Martino-Italia; Hr. Halvard Lange-Norvegia; Mr. Lester Pearson–Canada) sulla cooperazione non militare in seno all'Alleanza, il Rapporto Harmel e l'azione di Brosio segnarono uno dei momenti più significativi nella storia della NATO, la cui dottrina fondata sulla strategia del doppio approccio - di fermezza nella difesa e di dialogo con l'avversario - rivelava una concezione più paneuropea di quanto all'epoca non si avvertisse. Certamente non era allora prevedibile che la NATO venisse oggi chiamata a garantire la sicurezza dei Paesi dell'Europa centrale ed orientale. Cionondimeno, la strategia del doppio approccio mirava chiaramente a promuovere un'evoluzione graduale dalla quale Est ed Ovest avrebbero potuto trarre beneficio. Quest'aspetto fondamentale della strategia politica dell'Alleanza non sempre è stato compreso nella sua compiutezza dalle opinioni pubbliche nazionali ed, invero, ha raggiunto il fine. La fermezza nei valori dello Stato accompagnata dalla capacità di superamento delle divergenze politiche attraverso una costante ricerca degli elementi unificanti, caratterizzarono l'azione che Brosio seppe esprimere nel panorama politico nazionale con gli incarichi di Governo e, successivamente, come componente dell'Assemblea del Senato della Repubblica. Al termine del suo incarico di Ambasciatore a Mosca, Brosio annotò nei suoi diari che "la politica deve essere fatta con calma e ponderazione". Indicazioni, quelle di Brosio, che appaiono particolarmente attuali in questa difficile fase della vita politica nazionale, ove la frammentazione ed i particolarismi, non vengono ad arricchire processi di sintesi e laddove le aggregazioni tendono a cancellare le diverse radici culturali e politiche. Non sono le differenze che vanno temute, ma la povertà d'ideali e di concezioni politiche, che infine si rassegna alla neutralità culturale, al pragmatismo ed alle lotte di potere. E l'abbandono delle grandi culture politiche, che pur nella loro diversità e nella ricerca del loro superamento, hanno reso ricca l'Europa, non potrà essere colmato col ricorso ad artificiosi meccanismi od espedienti giuridici. Ricordare Manlio Brosio significa, pertanto, ricercare anche le grandi famiglie politiche come quella liberale, che in Italia - da Einaudi a Croce e, più vicini a noi, da Malagodi a Bozzi - accanto ad altre famiglie politiche con differenti fondamenti culturali, hanno saputo ritrovarsi e riconoscersi nei valori della libertà e della democrazia. Ricercare tali radici culturali e tali valori, vuol dire dare un'anima alla politica; ed ai giovani, degli ideali in cui credere.
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