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10 anni di cooperazione e partenariato

Intervento

Sen. Emilio Colombo

Presidente Onorario del Comitato Atlantico Italiano

NATO, 26 ottobre 2001

 

Signor Segretario Generale,
Eccellenze,
Signore e Signori,
desidero innanzitutto rallegrarmi con il Segretario Generale della NATO che ha voluto riunire qui i protagonisti d'un periodo nel quale il mondo intero ha vissuto dei cambiamenti epocali. Sono onorato di essere oggi con diversi colleghi per partecipare a questa celebrazione che testimonia il grande successo di dieci anni di cooperazione e partenariato euro-atlantico.
In effetti, è anche grazie a questo partenariato che si è riusciti a creare e fortificare nel corso degli ultimi dieci anni una vasta zona di stabilità e di sicurezza nel Vecchio Continente ed al di là dei suoi confini tradizionalmente riconosciuti.
Abbiamo assistito ad un accrescimento straordinario del novero dei paesi che hanno deciso di condividere i valori e gli scopi che hanno ispirato la creazione dell'Alleanza Atlantica e la sua storia. Con il risultato del ritorno di nuove democrazie in Europa, ove è scomparsa l'antica linea di divisione tra Est ed Ovest.
Questo straordinario sviluppo ha conferito all'Alleanza un'opportunità unica per edificare una nuova architettura di sicurezza in Europa, aperta ai paesi dell'Europa centrale e sud-orientale ed alla stessa Russia.
Ciò ha rappresentato la base sulla quale la NATO ha adattato il proprio ruolo ad un mondo che cambiava così rapidamente.
Agli inizi degli anni novanta, la NATO è stata la sola grande alleanza politica e militare sopravvissuta alle circostanze che avevano condotto alla sua creazione. In quel momento si sarebbe potuto temere una perdita d'identità della NATO ma, al contrario, sì è immediatamente lavorato per sostenere il dialogo e la cooperazione con le nuove democrazie al fine di superare, definitivamente, la divisione dell'Europa.
Si è definita, pertanto, una nuova dimensione dell'Europa, che sempre più s'identificava in una comunità di valori che ci derivano dall'eredità culturale e politica di De Gasperi, Adenauer e Shuman.
In tale contesto, volto a rafforzare i legami con l'altra parte dell'Europa, alla fine del 1991 è stato creato il Consiglio di Cooperazione del Nord Atlantico (NACC) – sostituito nel 1997 dal Consiglio di Partenariato Euro-atlantico (EAPC) – quale primo forum di consultazione e cooperazione tra i paesi membri della NATO ed i paesi partner.
La ragione profonda di questo sviluppo veniva a toccare l'essenza stessa dei valori della comunità euro-atlantica. In tal modo si lavorava alla creazione di una nuova equazione di sicurezza che univa la nuova Europa – scaturita dalla caduta del Muro di Berlino – alla comunità atlantica. Allo stesso tempo, si cominciava a dar vita ad una comunità più ampia, ove tutti erano pronti a condividere gli interessi strategici ed i valori della comunità euro-atlantica.
A tal riguardo, desidero sottolineare il ruolo fortemente politico svolto dall'Alleanza Atlantica che, in un momento critico delle relazioni internazionali, ha deciso di aprirsi al mondo e di divenire il pilastro principale di una nuova architettura di sicurezza. Una decisione per nulla facile da assumersi ma della quale oggi siamo più che soddisfatti.
Nessuno avrebbe immaginato che 46 paesi, dalla Svizzera al Turkmenistan, si sarebbero trovatI legati da un intreccio formidabile di rapporti fondati sulla NATO e sui valori della solidarietà, del dialogo e della cooperazione.
E' su questa base che nel 1994 è stato lanciato il Partenariato per la Pace, che ha conosciuto successi eclatanti. Dall'inizio, il Partenariato si è diretto sulle risorse umane, sulle forze armate che sarebbero potute essere dispiegate in future operazioni militari e sui responsabili della comunità di difesa che sarebbero stati chiamati a lavorare ed a partecipare al processo decisionale volto a promuovere la sicurezza e la stabilità euro-atlantica.
Dopo dieci anni di cooperazione euro-atlantica ed a seguito della creazione del Partenariato per la Pace (PfP) – che attualmente offre la propria cooperazione a 25 paesi non NATO – è senza dubbio possibile affermare  di essere riusciti al di là di tutte le aspettative.
La NATO è considerata dai suoi partner un punto fondamentale del sistema internazionale di difesa e sicurezza, anche nella prospettiva delle nuove sfide che dovremo fronteggiare negli anni a venire.
La nostra presenza oggi a Bruxelles vuole testimoniare questo risultato straordinario.
Il Partenariato è divenuto uno dei principali strumenti della comunità internazionale nelle azioni multilaterali che operano in favore della pace e della stabilità e fa parte di una strategia globale volta al raggiungimento di soluzioni realiste a lungo termine.
Il Partenariato è, pertanto, una entità dinamica. E' stato all'origine di numerose iniziative destinate a contribuire alla sicurezza ed alla stabilità euro-atlantica ed è destinato ad evolversi secondo gli ulteriori strumenti che gli Alleati e Partners studieranno per approfondire la loro cooperazione.
E' soprattutto nell'Europa sudorientale, ove il bisogno di stabilità è stato sino ad oggi più rilevante ed immediato, che il Partenariato ha contribuito sempre più nella gestione delle crisi, nel rafforzamento della fiducia ed, in ultimo, nella prevenzione della ripresa dei conflitti.
L'investimento in questo sforzo collettivo ha, in effetti, prodotto i suoi primi dividendi tangibili nelle operazioni condotte dalla NATO nei Balcani.
Desidero, in particolare, sottolineare questo aspetto in ragione del considerevole impegno dell'Italia in tale regione, ove abbiamo potuto beneficiare dell'eccellente cooperazione offerta dai paesi partner.
A tal riguardo, l'importanza del ruolo dell'Italia in seno alla NATO non può essere ignorata. Si tratta di un ruolo che è stato costruito con la partecipazione attiva all'operazione Alba, alle missioni in Bosnia, Kosovo e Macedonia ed attraverso l'elezione di un italiano a Presidente del Comitato Militare.
Un ruolo costruito, altresì, attraverso una politica che è stata in grado di offrire un contributo in sintonia con la nuova dimensione dell'Alleanza e le nuove esigenze internazionali.
Vorrei, infine, aggiungere che gli sviluppi seguiti ai tragici avvenimenti dell'11 settembre hanno confermato il ruolo della NATO come punto di riferimento e d'incontro delle democrazie dell'area euro-atlantica.
Con la nostra presenza oggi qui non vogliamo solamente celebrare dieci anni di cooperazione euro-atlantica ma, altresì, riaffermare i nostri valori comuni e la necessità d'agire solidalmente per la loro salvaguardia.
Nel corso delle ultime settimane vi sono state diverse occasioni per rendersi conto di tale importanza ma, soprattutto, per verificare il grande spirito di solidarietà che ha unito i membri della comunità euro-atlantica e tutti i suoi partner.
Le misure collettive adottate dagli Alleati, che per la prima volta nella storia della NATO si richiamano all'art. 5 del Trattato di Washington, hanno chiaramente mostrato la determinazione e l'impegno degli Alleati a sostenere la lotta contro il terrorismo ed a contribuire ad essa.
Inoltre, le dichiarazioni di solidarietà del Consiglio di Partenariato Euro-atlantico, del Consiglio Permanente Congiunto NATO-Russia (PJC) e della Commissione NATO-Ucraina, hanno definitivamente rivelato come la comunità che condivide i valori atlantici si è accresciuta e che essa è cambiata in maniera straordinaria.
In tale contesto, desidero sottolineare l'opportunità che si presenta oggi per sviluppare e rafforzare la cooperazione ed il dialogo tra la NATO e la Russia, attraverso un nuovo slancio per la messa in opera di una nuova architettura di sicurezza euro-atlantica.
Nel corso dei prossimi anni l'Alleanza Atlantica avrà il compito di partecipare attivamente ai grandi cambiamenti che si sviluppano oggi nel mondo. Una NATO trasformata, divenuta protagonista di questo nuovo scenario, ove essa sarà sempre più impegnata. Si tratta di un'evoluzione naturale di una organizzazione che ha saputo ben adattarsi alla nuove circostanze, mantenendo sempre la propria identità.
La NATO potrà ulteriormente sviluppare la propria nuova dimensione ed il suo nuovo ruolo attraverso una funzione di sostegno al processo complementare di creazione di un'Europa della sicurezza e della difesa.
In tale quadro, l'Italia – con la sua fedeltà al legame transatlantico ed il suo ruolo storico di propulsione in seno all'Europa comunitaria – potrà continuare ad offrire un rilevante contributo su questi due fronti che costituiscono una frontiera essenziale per gli equilibri internazionali seguiti alla fine del bipolarismo.