Signor Presidente, Autorità, Signore e Signori,
Sono molto lieto di essere qui in questa deliziosa città, nel mio nuovo ruolo di Presidente del Comitato Atlantico Italiano e sono grato al collega, Signor Kannik, per l'opportunità che ci viene data di discutere di Democrazia, diritti umani, sviluppo socio-economico come mezzo per rafforzare i valori democratici e di cooperazione regionale.
Gli argomenti sono tra di loro interconnessi: lo sviluppo socio-economico rappresenta un pre-requisito per il conseguimento della piena e completa Democrazia, così come il pieno rispetto dei diritti umani a livello mondiale; la cooperazione regionale come la cooperazione "fuori area" sono indispensabili per assicurare stabilità e sicurezza.
Il mondo è costantemente sfidato da nuove minacce: terrorismo, traffici illegali di ogni genere, crimine internazionale organizzato, proliferazione di armi di distruzione di massa e così via.
La NATO è evoluta grandemente ed continua costantemente ad adattarsi o a rimettere a fuoco il proprio ruolo di fronte a nuove, emergenti situazioni impreviste ed imprevedibili.
In generale occorre evidenziare che, nell'esperienza storica dei firmatari del Trattato di Washington, l'essenza dell'Alleanza Atlantica è stata la solidarietà politica, che le dotazione di difesa hanno protetto e non imposto, consentendo lo sviluppo di un comune denominatore alle aspirazioni e alle aspettative.
In tale senso, la promozione e protezione della democrazia e dei diritti umani sono sempre stati parte integrante della missione della NATO, missione che viene ora posta a disposizione di altri Paesi dell'Europa allargata, che va reintegrandosi, e, nelle vicinanze, di tutti i Paesi interessati.
Invero, ricordo che, quando ero un giovane studente con una borsa di studio della NATO assegnatami per elaborare negli anni settanta uno studio comparativo dei bilanci della difesa dei Paesi NATO, ebbi l'occasione di leggere il Rapporto Harmel del 1967: rimasi meravigliato dalla lungimirante affermazione che l'area del Trattato del Nord Atlantico non può essere considerata in isolamento dal resto del mondo. Crisi e conflitti che nascono fuori dell'area possono mettere a repentaglio la sua sicurezza sia in via diretta sia intaccando l'equilibrio globale.
Pierre Harmel come Manlio Brosio, allora Segretario Generale della NATO ed ex Presidente del Comitato Atlantico Italiano, erano certamente sulla giusta strada ed oggigiorno ne abbiamo conferma.
Stabilità e sicurezza non dipendono più dall'equilibrio delle forze, ma dalla cooperazione. Esse devono essere assicurate in tutto il mondo.
Per questo abbiamo una grande responsabilità e, nel preservare le nostre rimarchevoli identità, abbiamo intenzione di cooperare per il successo dei valori in cui crediamo. Obiettivo che riteniamo imprescindibile conseguire nella nostra azione.
Da quanto detto ne consegue che la NATO ha, in larga misura, perso il cappello di "hard-security", mentre intraprende operazioni di supporto della pace che implicano riabilitazione civile, così come compiti di applicazione delle leggi, ed assicura le capacità operative essenziali alle azioni delle Nazioni Unite e dell'Unione Europea, in particolare in Bosnia, Kosovo, Afghanistan, con compiti aggiuntivi in arrivo in Irak.
Molte discussioni, di natura concettuale, pratica e politica, sono state dedicate all'adeguatezza delle strutture militari, e conseguentemente alla NATO impegnata in "fuori area" nel trattare quelli che essenzialmente sono scopi civili di "management crises", con l'espansione della democrazia e dei diritti umani a seguire.
Democrazia e diritti umani devono costituire ora la nostra stella polare e, in uno sforzo cooperativo, dobbiamo essere uniti per difendere questo obiettivo dalle forze contrarie.
Consentitemi di sottolineare che l'Alleanza era e rimane in primo luogo una unioni di valori condivisi e di interessi comuni, oltre ad essere una alleanza militare. In quanto tale la sua missione non può essere limitata al solo provvedere sicurezza, ma deve comprendere, con la crescita del suo ruolo politico, la divulgazione dei valori fondamentali che sostengono le nostre società: democrazia, libertà e rispetto della legge.
Una menzione merita il piano d'Azione contro il terrorismo elaborato nell'ambito del Consiglio di Partenariato Euro-Atlantico (EAPC) perché rappresenta la prova che nessun alleato o partner può restare neutrale quando ha a che fare con le nuove sfide connesse alla sicurezza, così come provato dal largo impegno della NATO nel:
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Costruire un libero e democratico Afghanistan;
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Stabilire relazioni e cooperazioni nel più ampio Medio Oriente;
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Svolgere un ruolo decisivo nei Balcani in vista della piena integrazione della regione nelle strutture Euro-Atlantiche;
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Appoggiare l'Unione Africana nel Darfur;
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Aiutare il Governo irakeno nel tracciare la strada verso una stabile democrazia.
Tutte queste operazioni avvengono anche grazie al contesto armonioso nel quale stiamo operando ed in questo contesto merita di essere menzionata l'affidabile cooperazione con la Federazione russa, così come i partenariati con l'Ucraina e nel Mediterraneo e nel Golfo persico.
In molte delle aree menzionate, all'Italia sono state affidate le più elevate responsabilità: la guida della Kfor in Kosovo, quella della missione ISAF (International Security Assistance Force) in Afghanistan, e, dal prossimo dicembre, la missione Althea dell'Unione Europea in Bosnia ed Herzegovina.
Un impegno che coinvolge oltre 10.000 unità di personale militare italiano per operazioni condotte dall'Italia in un approccio onnicomprensivo, tenuto conto dell'uso complementare di misure politiche, economiche e sociali, che rappresentano il mix necessario per rafforzare ed estendere la pace e la stabilità con successo.
Nel Kosovo, la KFOR costituisce la missione di mantenimento della pace di maggiore rilievo attualmente in corso sotto la responsabilità dell'Alleanza, con una forza di 17.000 effettivi di cui 2.600 forniti dall'Italia.
In Afghanistan, con più di 2.000 uomini su un totale di 12.400, l'Italia è al commando di una missione diretta a stabilizzare il Paese, assicurando la cornice di sicurezza per il periodo delle elezioni parlamentari, che si sono svolte con soddisfazione degli osservatori internazionali guidati dall'ex Commissario europeo Emma Bonino lo scorso 18 settembre.
Per quanto concerne l'Irak, le differenze tra i membri sono superate e, secondo il Segretario Generale Jaap de Hoop Scheffer, verranno forniti addestramento e materiali, mentre l'Italia, la Germania e la Norvegia addestreranno i militari irakeni.
Prima di concludere desidero sottolineare il doppio ruolo, positivo e costruttivo, che l'ATA può ancora giocare nel modellare un mondo migliore:
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Uno politico, mirato alla promozione del dialogo e alla cooperazione nel Mediterraneo e nel Medio Oriente allargato;
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Uno educativo verso le generazioni più giovani.
Si tratta di prospettive stimolanti alle quali il Governo italiano, il Comitato Atlantico Italiano ed io personalmente saremo lieti di contribuire. Un processo fondamentale per promuovere ed espandere la Democrazia ed i diritti umani, gli intramontabili valori centrali della nostra Comunità euro-atlantica e il principale tema dei prossimi interventi di questa Assemblea Generale.
Vi ringrazio per l'attenzione.