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Aggregazioni terroristiche contemporanee
Europee, Mediorientali e Nordafricane

Vittorfranco Pisano e Alessio Piccirilli

Prefazione di Fabrizio W. Luciolli

Segretario Generale del Comitato Atlantico Italiano

2005

 

E' difficile ricordare una stagione della storia nella quale le manifestazioni del terrorismo abbiano così profondamente condizionato le relazioni internazionali, la politica degli stati e la sicurezza dei singoli individui. Lo stesso attentato di Gavrilo Princip, a cui si è soliti associare l'esplosione del primo conflitto mondiale, appare un atto solitario e non paragonabile alla virulenza dell'11 settembre e degli attacchi incivili che oggi vengono condotti contro obiettivi civili.
Le organizzazioni terroristiche attuali traggono vantaggio dalla crescente diffusione delle nuove tecnologie cui fa riscontro la permanente vulnerabilità delle società aperte occidentali. Qualora al servizio di fanatismi od interessi fondamentalisti, le organizzazioni terroristiche colpiscono i valori stessi delle società occidentali, obbligando queste a confrontarsi in tempo di pace con azioni di guerra ed a riscrivere su parametri nuovi quell'equazione tra libertà e sicurezza che regola la vita ed i diritti dei cittadini.
La guerra al terrorismo è necessariamente assurta a priorità di una comune agenda delle organizzazioni internazionali. Nazioni Unite, Nato, Unione Europea, ognuna nella propria specificità, hanno elaborato politiche e strumenti che in maniera sinergica e complementare concorrono a delineare una strategia complessiva diretta a contrastare la minaccia del terrorismo. Una strategia che si avvale di un ampio ventaglio di misure di carattere politico, militare, economico e sociale, volte ad eradicare tanto le formazioni terroristiche quanto quei fattori di instabilità da cui queste potrebbero alimentarsi.
Tuttavia, sebbene facilmente riconoscibile nelle sue manifestazioni, il terrorismo è ancora oggi privo di una definizione internazionalmente condivisa. Le stesse dodici convenzioni adottate negli ultimi decenni dalle Nazioni Unite sulla lotta al terrorismo non ne codificano alcuna nozione, posto che un atto violento qualificabile come terroristico può in taluni sistemi non democratici non essere considerato tale o addirittura assurgere a momento fondativo di un nuovo patto costituzionale.
Alla difficoltà di formulare una definizione del terrorismo si somma, nei tempi più recenti, quella relativa alla differente percezione della minaccia terroristica avvertita al di qua ed al di là dell'Atlantico e fra gli stessi europei. Ciò ha allontanato le due sponde dell'Atlantico e favorito quelle tentazioni unilateralistiche che hanno trovato nelle reticenze e nelle divisioni europee un alibi al loro agire.
Il terrorismo, tuttavia, costituisce una minaccia di medio-lungo termine che, come tale, per essere combattuta necessita di coalizioni coese e salde nel tempo, tipiche delle organizzazioni internazionali. L'unilateralismo nella lotta al terrorismo è, invero, di scarsa efficacia e conseguirebbe risultati limitati nel tempo.
In tale contesto un'analisi puntuale che affronti con rigore scientifico la molteplicità delle aggregazioni terroristiche basate in Europa, Medio Oriente e Nord Africa, rappresenta un contributo originale e determinante per lo sviluppo di una consapevolezza europea della minaccia terroristica più approfondita e solidale. Un contributo particolarmente utile per gli operatori delle organizzazioni internazionali, per i decisori politici nazionali, ma soprattutto, per i singoli cittadini, che dovranno svolgere un ruolo sempre più attivo e responsabile nella difesa delle libere società democratiche occidentali superando lo sgomento ed il terrore della minaccia con una "vigile e provvida paura" che, per Edmund Burke, "è la madre della sicurezza".