Il Montenegro nella NATO

Prof. Fabrizio W. Luciolli
Presidente, Comitato Atlantico Italiano e Atlantic Treaty Association


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INTERVISTA

Budva, 09 mag – (Agenzia Nova) – Il prossimo ingresso del Montenegro della Nato consolida quel processo di integrazione nelle istituzioni europee ed atlantiche nella regione dei Balcani occidentali. Lo ha detto Fabrizio Luciolli, presidente del Comitato atlantico italiano e presidente dell’Atlantic treaty association (Ata), associazione che riunisce 37 Comitati nazionali in un organismo internazionale di raccordo tra la Nato e le pubbliche opinioni dei paesi membri e partner dell’Alleanza Atlantica. Luciolli ha valutato così il percorso, quasi ultimato, per l’adesione Nato di Podgorica un’intervista concessa ad “Agenzia Nova” a margine del Forum sulla sicurezza 2BS di Budva, evento organizzato dal Comitato atlantico del Montenegro. “Diciamo che il Montenegro sta compiendo l’ultimo miglio prima di essere seduto a pieno titolo al tavolo della Nato – ha osservato Luciolli – anche se sta già partecipando a diverse missioni dell’Alleanza ed è ormai pronto da diverso tempo dal punto di vista degli standard richiesti dalla Nato. Attualmente ha ricevuto l’invito e il protocollo di adesione prevede che nelle prossime settimane ci sia una riunione dei ministri a Bruxelles nella quale verrà firmato anche l’ingresso del Montenegro alla Nato e quindi il paese potrà partecipare come osservatore al prossimo vertice che si terrà l’8 e il 9 luglio a Varsavia. Sarà presente come osservatore perché occorre ancora la ratifica dei 28 paesi membri dell’Alleanza, un’operazione che si conta di fare nel più breve tempo possibile ma ovviamente questo dipende dalle procedure dei diversi parlamenti nazionali”. Si tratta dunque di un periodo “tecnico”, ha ricordato Luciolli, per un ingresso che ormai è sostanzialmente avvenuto. “Ai fini della stabilità e della sicurezza regionale – ha aggiunto – questo ingresso rappresenta un grande vantaggio, non solo perché ribadisce la politica della ‘porta aperta’ dell’Alleanza atlantica, ma soprattutto consolida quel processo di integrazione nelle istituzioni europee ed atlantiche che deve essere portato a termine nella regione dei Balcani occidentali”.

Luciolli ha partecipato al Forum di Budva al panel “Eu and South Eastern europe: failure to protect borders”, dedicato alla crisi migratoria e alle conseguenti sfide per la sicurezza. Nel suo intervento ha precisato come il problema non nasca “oggi” ma sia presente da molti anni nell’agenda delle istituzioni europee ed internazionali, senza che però sia stata ancora trovata una strategia organica. “Siamo ormai abituati a reagire – ha dichiarato – e non ad agire con una visione ed una strategia. I problemi che affrontiamo oggi sui flussi migratori erano chiari agli inizi degli anni 2000, quando per esempio sono stati rilasciati dalle Nazioni Unite alcuni rapporti che riguardavano tutta la fascia dei 22 paesi aderenti alla Lega Araba, dove era chiaro che ci sarebbe stato l’incremento demografico di una regione già particolarmente giovane, con circa il 60 per cento della popolazione che nei nostri anni sarebbe stato al di sotto dei 25 anni. Il 60 per cento di questi giovani, inoltre, intervistato nel 2002 si diceva pronto ad emigrare quanto prima”. In quello stesso studio, ha proseguito Luciolli, comparivano anche dei dati economici alla luce dei quali la Commissione europea aveva stabilito che si sarebbero dovuti creare, al fine di fermare il flusso migratorio, circa 20 milioni di posti di lavoro entro il 2010 nella sponda sud del Mediterraneo. “La cosa sarebbe stata possibile – ha osservato – se in questi paesi ci fosse stato un incremento del Pil dell’8-9 per cento l’anno, ma guardando i Pil di questi 22 paesi messi assieme ci si rende conto che presentavano un totale inferiore a quello della sola Spagna dell’epoca”. Oggi, secondo Luciolli, rischiamo di ripetere gli stessi errori del passato, scorgendo i problemi in arrivo ma non riuscendo a preparare una strategia organica per affrontarli.

“Anche la crisi dei rifugiati e dei flussi migratori viene affrontata in maniera parziale, e non con una visione di insieme, che richiede da un lato una strategia di lungo termine, e dall’altra una combinazione di azioni a breve termine”. Luciolli individua 4 componenti fondamentali nel problema dell’immigrazione, perché, dice, ciò che stiamo affrontando oggi riguardo alla crisi dei rifugiati è solo una minuscola parte di un più ampio problema. “La prima componente è rappresentata dai problemi che sono all’origine del fenomeno e quindi occorre agire sulle case nei paesi d’origine. In secondo luogo e dove si può agire da subito è sui paesi transito – ha proseguito – perché dobbiamo anche capire come fanno a muoversi queste centinaia di migliaia di persone e le organizzazioni criminali che vi sono dietro. Su questo si può agire in modo efficace e diretto con un’azione a breve termine”. “L’Unione europea e i nostri paesi – continua Luciolli – agiscono invece solo sulla terza componente, che compare quando i rifugiatiattraversano il Mediterraneo oppure tentano di entrare in Grecia. A quel punto gran parte della nostra strategia è già fallita, e non credo che dispiegare 5-7 flotte nel Mediterraneo come abbiamo oggi fra Nato, Ue e Guardie costiere greche, turche e italiane, possa essere la soluzione. Questa può essere – ha precisato ancora – solo parte della soluzione. Infine viene sempre tenuta negletta la quarta componente che è quella del processo di integrazione nei nostri paesi. Non esiste una politica di integrazione a livello europeo, e quelle che qualche volta sono state tentate, guardiamo alle banlieue parigine o a Londra, non hanno certo avuto il successo sperato”.

Il Forum di Budva non è servito solo a snodare discussioni attraverso dei panel ma anche per tenere riunioni “tecniche” come quella del Consiglio che riunisce i presidenti e i segretari generali di ogni Comitato atlantico nazionale che fa parte dell’Ata. Luciolli, presidente Comitato atlantico italiano e presidente dell’Atlantic treaty association che riunisce tutti i Comitati, ha spiegato come questi rappresentino “la Nato vera, ovvero la società civile composta da politici, diplomatici, militari, accademici, rappresentanti dei media e della comunità economica”. I Comitati, ha proseguito, rappresentano una sorta di “cinghia di trasmissione” fra la parte che prende le decisioni politiche e la società civile. “In questo senso – ha osservato – l’azione compiuta in questi 5-6 anni di attività del Forum sulla sicurezza qui a Budva è stata particolarmente rilevante per informare l’opinione pubblica e sensibilizzare i decisori politici a livello non solo del Montenegro ma di tutta la regione, con ricadute positive ad esempio nei programmi di cooperazione regionale non solo sui temi di sicurezza ma anche su quelli di sviluppo economico e sociale”.