NATO-ATA: Conferenza su sicurezza cooperativa e minacce non militari


Bruxelles, 19 nov 19:29 - (Agenzia Nova)

fwl_1La sicurezza cooperativa e le minacce di natura non militare sono stati i temi centrali della conferenza internazionale dell’Atlantic Treaty Association (ATA) organizzata oggi a Bruxelles. Il presidente dell’ATA, Fabrizio W. Luciolli, aprendo i lavori con un minuto di silenzio per le vittime dell’attacco del 13 novembre a Parigi, ha detto che la nuova minaccia terroristica ha caratteristiche inedite che richiedono lo sviluppo di contromisure più efficaci.

“Emblematico delle nuove dimensioni della lotta contro il terrorismo” – ha detto Luciolli – è il crescente numero dei terroristi "homegrown" e dei "foreign fighters". Questi ultimi sono a volte confusi per "combattenti per la libertà", ma in realtà il loro fine è “distruggere le libertà fondamentali delle nostre società civili e del nostro patrimonio culturale”.

Luciolli ha detto anche che oggi il terrorismo si diffonde su larga scala in tutto il mondo ed “è sempre più interconnesso attraverso il web” dove avvengono tra l’altro il reclutamento e la formazione. “È il momento di agire e non solo di reagire – ha spiegato Luciolli – con un approccio di sicurezza cooperativa e una visione strategica efficace, in grado di affrontare tutte le dimensioni del terrorismo”. Luciolli, nel suo intervento, ha anche spiegato che è necessario un rinnovato impegno da parte delle organizzazioni internazionali e dei loro stati membri per migliorare la sicurezza cooperativa in settori non militari.

“In Europa, nel Mediterraneo e in Medio Oriente – ha spiegato Luciolli – abbiamo bisogno di una nuova visione, di un approccio proattivo e non solo reattivo, di una strategia globale per affrontare le molteplici sfide e le minacce per la sicurezza, che provengono sempre più da Africa e Asia, oltre l'area euro-atlantica e mediterranea”. Luciolli ha anche annunciato che l’ATA promuoverà la stesura di un “nuovo rapporto sulla cooperazione non militare”, in occasione del sessantesimo anniversario del Rapporto del Comitato dei Tre. Terrorismo, instabilità ed emergenze umanitarie sono infatti causate anche da fattori non militari di natura culturale, socioeconomica e ambientale, tra cui radicalizzazione, disoccupazione, insicurezza alimentare, scarsità d’acqua e cambiamenti climatici.

Il rapporto – ha spiegato Luciolli – riprenderà “i concetti e le raccomandazioni fatte nel 1956” sotto la presidenza dell’allora ministro degli Esteri dell’Italia, Gaetano Martino, adattandoli alle sfide della realtà odierna. “Sono fiero che sia una presidenza italiana – ha concluso Luciolli – a guidare l’ATA nel processo di stesura del nuovo rapporto che coinvolgerà personalità provenienti da paesi NATO e partner”. Alla conferenza ha preso parte anche il Capo del Dipartimento per gli Affari Esteri del Governo Regionale del Kurdistan-Iraq, Ministro Mustafa Bakir Falah, che ha auspicato un accordo con il primo ministro dell’Iraq affinché il governo federale faccia di più per i Peshmerga.

“Noi non abbiamo chiuso la porta e speriamo che il primo ministro sia in grado di ricomporre un dialogo”, ha aggiunto Falah, ricordando che “sono mesi che i curdi sono impegnati in una guerra corpo a corpo”. Falah si anche è detto orgoglioso del fatto che i Peshmerga non solo abbiano risposto allo Stato islamico (Is), ma abbiano anche guadagnato territori. Ciò tuttavia ha avuto dei costi, soprattutto in termini di vite umane. “La lotta all’Is non è solo militare – ha aggiunto Falah – e bisogna combattere anche a livello ideologico”, risolvendo le cause in origine. Falah ha anche fatto notare che servono maggiori risorse finanziarie. Sono tanti i progetti fermi da anni in Kurdistan, ma non ci sono soldi per attuarli. “Ai Peshmerga non serve solo un aiuto logistico”, ha concluso Falah.

È stato molto duro, invece, l’intervento dell’ex ministro della Sicurezza dell'Autorità Nazionale Palestinese, Mohamed Dahlan, che ha chiesto all’Ue e alla Nato di riconoscere gli errori del passato in Medio Oriente. Secondo Dahlan nella crisi attuale si pagano le conseguenze di un atteggiamento sbagliato dei paesi occidentali, a partire dalla guerra in Afghanistan e in Iraq. Dahlan ha auspicato un maggiore coordinamento” con gli attori regionale per lavorare alla risoluzione della crisi. Nato e Ue infatti portano sulle spalle “la responsabilità della destabilizzazione” dell’area mediorientale, dalla Libia ai territori palestinesi fino all’Iraq, e devono contribuire alla soluzione della crisi. Dahlan ha infine ribadito che “non ci sono un terrorismo buono e un terrorismo cattivo”, aggiungendo che “lo Stato islamico (Is) è solo la nuova versione al Qaeda”. Il “vero Islam” – ha concluso Dahlan – non ha nulla a che vedere con l’Is.

A prendere parola anche l’ex presidente della Repubblica islamica di Mauritania, Ely Ould Vall, secondo cui l’UE e la comunità internazionale devono smettere di pensare all’Africa come a un problema, in quanto i paesi del continente possono contribuire a risolvere molte delle sfide attuali. “L’Africa ha enormi potenzialità – ha spiegato Vall – in quanto è un continente giovane”, con un “largo mercato interno”. Tuttavia in Africa c’è un forte problema di corruzione, che spesso “prepara il terreno per la propaganda radicale soprattutto fra i più giovani”. Bisogna dunque affrontare questi temi in modo congiunto, lavorando insieme in un quadro NATO-UE.

Joseph Guastella, vicecapo dello staff per le operazioni e l’intelligence della NATO, ha fatto notare che “il modo migliore per contrastare le minacce terroristiche è anticiparle”. La “principale lezione che abbiamo imparato dall’Afghanistan è infatti che le soluzioni militari, da sole, non sono sufficienti”. Guastella ha aggiunto che la NATO continuerà a lavorare duramente sui temi della difesa collettiva, sulla gestione della crisi e la sicurezza cooperativa. A intervenire anche Ted Whiteside, Acting Assistant del Segretario Generale della Public Diplomacy Division (Pdd) della NATO, secondo cui ora più che mai è necessario che l’Ue e la Nato lavorino in modo congiunto e con le istituzioni internazionali. “La tecnologia – ha aggiunto Whiteside – rende ancor più difficile la sconfitta del terrorismo”.

La violazione delle leggi internazionali si accompagna inoltre a “una disinformazione sulla NATO”, soprattutto su web. È anche la disinformazione sui media, ha concluso Whiteside, a spingere molti giovani a combattere in Siria. Sull’importanza dei media ha insistito anche Ebtesam al Kebti dell’Emirates Policy Center, secondo cui le grandi realtà come Facebook “devo iniziare a prendersi le loro responsabilità”. Molti gruppi come lo Stato islamico (Is) ricorrono infatti alle nuove tecnologia e ai social. Al Kebti ha spiegato che la disoccupazione, insieme ai social, è un fattore che può condurre molti giovani sulla strada della radicalizzazione.

Al Kebti ha fatto notare che oltre a terrorismo sunnita esiste un terrorismo sciita in passato finanziato dal regime khomeinista. Le “politiche dell’Iran”, secondo al Kebti, non aiutano. “Nessuno fa niente dinanzi al fatto che è dalla Turchia, un paese partner della NATO, che provengono numerosi gruppi terroristici, mentre nessuno attacca l’Iran”, ha detto al Kebti. “Obama (presidente degli USA, ndr) sbaglia dunque a concentrarsi solo sul versante del nucleare”. Al Kebti ha osservato anche che è necessario stilare quanto prima una lista unificata di gruppi terroristici.

Durante i lavori c’è stato un comune assenso sull’esigenza di un approccio cooperativo, anche con paesi chiave esterni alla NATO. Si è insistito anche sul ruolo sempre più decisivo dei social media. Presentando la conferenza, Luciolli aveva già spiegato che “nessun paese può contrastare da solo la nuova minaccia del terrorismo” e che è “necessaria una nuova strategia di contrasto al terrorismo che combini tre livelli di sicurezza: la cooperazione internazionale, un’azione incisiva dei governi nazionali e una nuova cultura della sicurezza dei singoli cittadini". Le cronache attuali confermano la necessità di questo approccio.