La NATO nell’era Covid

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di Fabrizio W. LUCIOLLI, Presidente.
Un filamento di RNA, incapsulato da quattro proteine con un diametro complessivo seicento volte inferiore a quello di un capello umano, ha prodotto la più grave crisi del dopoguerra, investendo un sistema di istituzioni e di relazioni politiche, economiche e sociali non vaccinate nei confronti delle minacce biologiche.
A differenza di altre organizzazioni internazionali, la crisi pandemica originata dal Coronavirus ha rinsaldato l’Alleanza Atlantica che ha reagito con un forte spirito di solidarietà. La NATO, superato il primo impatto, ha saputo rispondere con efficacia alle necessità degli alleati, adattando la sua complessa organizzazione politico-militare a supporto degli sforzi civili e attivando lo Euro-Atlantic Disaster Response Coordination Centre (EADRCC) per il coordinamento del trasporto aereo di personale e dispositivi medici, di pazienti e di ospedali da campo.
Dal 2010, l’art. 15 del Concetto Strategico ha incluso i “rischi per la salute” nello scenario di sicurezza della NATO. Le minacce biologiche, tuttavia, minano direttamente la sicurezza nazionale e devono essere affrontate con strategie specifiche che non possono essere genericamente inquadrate nell’ambito delle minacce “ibride”.
Covid-19 ha, inoltre, prodotto effetti rilevanti su tutti e tre i compiti fondamentali della NATO: difesa collettiva, gestione delle crisi e sicurezza cooperativa. Nel nuovo contesto di bio-insicurezza globale, il concetto di resilienza previsto dall’art. 3 del Trattato richiede un adeguamento più stringente dei criteri di protezione delle Forze impegnate in operazioni NATO e una maggiore attenzione alla preservazione in ambito nazionale di capacità produttive e assetti di rilevanza strategica.
La crisi pandemica ha conferito ulteriore rilievo anche all’art. 4 del Trattato e alla dimensione politica dell’Alleanza, che si conferma foro insostituibile di consultazione transatlantica sui temi di sicurezza.
Nell’attuale scenario di sicurezza, lo stesso art. 5 e il principio di difesa collettiva assumono una più ampia e impegnativa accezione solidaristica. Nel caso di una crisi pandemica globale, la NATO non sarebbe verosimilmente più chiamata a intervenire in difesa di un singolo paese bensì a dare sostegno a tutti gli alleati che venissero colpiti da un agente biologico.
Il Comando Supremo delle Forze Alleate in Europa (SHAPE) potrebbe vedere ulteriormente coinvolte le proprie capacità di early warning, situation awareness e trasporto aereo anche per il monitoraggio delle minacce originate da agenti di natura biologica, piuttosto che per la pianificazione e la gestione di complesse operazioni di supporto alle autorità civili.
Il Comitato dei Capi dei Servizi sanitari militari dei paesi NATO (COMEDS), il Centro di Eccellenza NATO di Medicina militare, il recente Centro di Coordinamento medico multinazionale, potrebbero a loro volta contribuire alla definizione di protocolli e standard (STANAG) per le Sanità militari della NATO.
La Science and Technology Organisation (STO), il programma Science for Peace and Security (SPS) e i Centri di Eccellenza NATO, quali quello per la Difesa CBRN, così come il database dell’Alleanza di oltre seimila scienziati, costituiscono ulteriori aree, che pur con diverse responsabilità e sottoposte a diverse competenze, possono essere poste in sinergia e sono suscettibili di ampi margini di sviluppo qualora sostenute da adeguati investimenti e risorse.
La cooperazione fra la NATO, l’Unione Europea e le Nazioni Unite nei settori della prevenzione, ricerca, monitoraggio e resilienza, è fondamentale anche ai fini dell’applicazione di stringenti normative per il tracciamento dei materiali pericolosi e biologici e per la supervisione sull’osservanza degli standard di biosicurezza dei laboratori preposti al trattamento di microrganismi.
I nuovi e più ampi impegni della NATO non devono, tuttavia, distrarre gli Alleati dai fondamentali compiti di deterrenza e difesa nei confronti della postura assertiva della Federazione Russa e dalle minacce e rischi legati alla proliferazione, al terrorismo, alle nuove tecnologie e allo spazio cibernetico, piuttosto che alle mire espansionistiche della Cina. Quest’ultima potrebbe sfruttare la crisi pandemica ed economica, da essa originata, per interessi predatori su società e assetti occidentali di rilevanza strategica.
Inoltre, la NATO e l’Unione Europea sono chiamate a rafforzare la cooperazione nel contrastare le crescenti manipolazioni dell’informazione attuate da Mosca, Pechino e altri attori non statuali, attraverso l’uso disinvolto dei moderni mezzi di comunicazione sociale.
L’accresciuto ruolo e l’esperienza della NATO a supporto delle autorità civili può costituire, infine, uno straordinario valore aggiunto nella cooperazione con i paesi del Mediterraneo, strutturalmente fragili ad affrontare una crisi pandemica e per il rilancio dei partenariati nelle regioni del Medio Oriente e del Nord Africa.
A oltre settant’anni dalla sua costituzione, la NATO si rivela ancora una volta l’organizzazione che più rapidamente ha saputo aggiornarsi e rispondere alle nuove sfide di un mondo in cambiamento. In uno scenario ancora più complesso e impegnativo è, tuttavia, vitale assicurare all’Alleanza le risorse finanziarie e le capacità necessarie per continuare a operare con efficacia ed evitare che una crisi sanitaria globale possa minare la sicurezza dei nostri cittadini, dei nostri territori e le nostre libertà.

Pubblicato su Airpress n.111