Ma la NATO a Sud manca di strategia

di Fabrizio W. LUCIOLLI, Presidente.*   Nel discorso con cui il Segretario Generale Jens Stoltenberg ha lanciato l’iniziativa che intende prefigurare la NATO del 2030, così come in quello rilasciato al German Institute for Global and Area studies, il Mediterraneo in quanto tale non è mai menzionato e la parola Sud è citata solo in riferimento a un partner “globale” dell’Alleanza quale la Repubblica di Corea.

Sebbene la NATO sia presente da oltre venticinque anni nella regione mediterranea con diverse iniziative di dialogo e missioni, tale constatazione rivela come l’approccio degli Alleati nei confronti delle complesse sfide della regione del Medio Oriente e del Nord Africa (MENA) sia meno omogeneo rispetto alla percezione delle minacce alla sicurezza provenienti da Est e non consenta di delineare una condivisa e unitaria visione strategica.

Airpress 114, settembre 2020

Tuttavia, è da questa regione che sono originati gli attacchi terroristici che hanno colpito diverse capitali europee e rivendicati dall’ISIS. Oltre alla minaccia del terrorismo e alla proliferazione delle armi di distruzione di massa, sono le sfide di carattere politico, economico e sociale quelle che maggiormente alimentano le instabilità in Medio Oriente e nel Nord Africa (MENA). Tali fattori d’instabilità della regione mediterranea sono, inoltre, amplificati dagli effetti dei cambiamenti climatici e dal Covid‑19, che incrementano i flussi migratori incontrollati con un conseguente impatto sociale in città europee sempre più affette da una disordinata urbanizzazione.

In un contesto regionale in cui le Organizzazioni internazionali faticano a tenere insieme i propri membri e i paesi alleati conducono politiche concorrenti se non addirittura contrastanti, come nel caso degli interessi della Turchia e della Grecia nel Mediterraneo orientale, la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese hanno trovato gli spazi per affacciarsi prepotentemente nel quadrante mediorientale e mediterraneo.

La presenza della Federazione Russa quale nuovo vicino nel Mediterraneo, con rilevanti infrastrutture militari in Siria e mercenari in Libia e capacità di Anti-Access/Area Denial (A2AD) in grado di limitare l’azione della NATO nella regione, certifica una pericolosa saldatura tra il Fianco Sud e quello orientale della NATO.

Cintura altrettanto insidiosa è rappresentata dalla Belt and Road Initiative (BRI) promossa dalla Cina con mire espansionistiche volte ad acquisire il controllo di infrastrutture critiche di comunicazione e per il trasporto e l’accesso ai porti europei.

La presenza della Federazione Russa in Siria e ora in Libia, ha peraltro ridestato l’attenzione degli Stati Uniti e degli Alleati del Nord Europa sulle sfide provenienti dal Fianco Sud.

Il processo di Riflessione strategica in atto nell’Alleanza costituisce, pertanto, una straordinaria occasione per riequilibrare l’impegno della NATO a Est con un Piano d’azione per il Sud, secondo un approccio più globale. Tale Piano dovrebbe prevedere una presenza più robusta, una Enhanced Southern Presence, a carattere prevalentemente marittima, con capacità di deterrenza e difesa, a salvaguardia della libertà di navigazione e a protezione delle infrastrutture critiche.

Tuttavia, è la proiezione di stabilità attraverso iniziative di Capacity Building, Training e Security Force Assistance che necessitano di essere rafforzate con maggiori investimenti e secondo principi di sicurezza cooperativa che pongano efficacemente in sinergia l’azione della NATO con quella dell’Unione Europea e di altre rilevanti organizzazioni internazionali e regionali, quali le Nazioni Unite, l’Unione Africana e la Lega Araba.

A tal fine andranno liberate tutte le potenzialità del NATO Strategic Direction South Hub basato a Napoli, così come andranno valorizzate le competenze di specifici Centri di Eccellenza NATO, quale quello per la Security Force Assistance a Cesano.

In tale prospettiva si colloca, infine, l’impegno dell’Italia per l’Implementation of the Enhancement of the Framework for the South, finalizzato al rafforzamento della stabilità della regione MENA con la relativa offerta di un Quartier Generale divisionale che, a rotazione, ne sostenga le attività.

L’Italia, tuttavia, da diversi anni non sta sfruttando una congiuntura particolarmente favorevole che le si offre nell’ambito dell’Alleanza Atlantica. Con ottomila chilometri di coste proiettati nel bacino mediterraneo, ove è presente con la Marina più rilevante, secondo contributore di truppe nelle operazioni NATO, leale alleato di Washington ma in grado di dialogare anche con Mosca e Pechino, l’Italia più di altri paesi ha le credenziali per assumere un ruolo di primo piano all’interno dell’Alleanza e nel Mediterraneo, a partire dal dossier libico.  Spetta a Roma definire gli indirizzi politici e strategici e tradurli in istruzioni coerenti per i nostri Rappresentanti diplomatici e militari a Bruxelles, ove tradizionalmente possiamo confidare su una eccellente Delegazione italiana presso la NATO.