Steadfast Defender: perché la NATO sta organizzando la più grande esercitazione militare dalla fine della Guerra Fredda

L’esercitazione NATO Steadfast Defender prevederà imponenti manovre congiunte volte a scoraggiare una nuova eventuale aggressione russa in Europa orientale, ipotesi che i leader dell’Alleanza sostengono possa verificarsi entro i prossimi vent’anni.

Intervista di Davide Falcioni apparsa su Fanpage al Generale Giorgio Battisti, Presidente della Commissione Militare del Comitato Atlantico Italiano

Dalla fine di gennaio alla fine di maggio gli eserciti dei Paesi NATO parteciperanno alla più grande esercitazione militare dalla fine della Guerra Fredda. Steadfast Defender – questo il nome dato all’operazione – prevederà imponenti manovre congiunte volte a scoraggiare una nuova eventuale aggressione russa in Europa orientale, ipotesi che i leader dell’Alleanza sostengono possa verificarsi entro i prossimi vent’anni. La NATO prevede di mobilitare circa 90mila soldati di 30 Paesi, impiegando 50 navi militari, 80 aerei e oltre 1.100 veicoli da combattimento. Steadfast Defender si estenderà dal Nord America al fianco orientale della NATO, vicino al confine russo.

Verranno quindi testati sul campo tattiche, armamenti ed equipaggiamenti come mai era stato fatto prima d’ora. “Dobbiamo provare e perfezionare i nostri piani attraverso rigorose esercitazioni. L’Alleanza dimostrerà la propria capacità di rafforzare l’area euro-atlantica attraverso il movimento transatlantico di forze dal Nord America. Questo rinforzo avverrà durante uno scenario di conflitto emergente simulato contro un avversario quasi pari. Steadfast Defender 2024 sarà una chiara dimostrazione della nostra unità, forza e determinazione nel proteggerci a vicenda, nei nostri valori e nell’ordine internazionale basato sulle regole”, ha detto ammiraglio Rob Bauer, presidente del Comitato militare dell’Alleanza Atlantica.

“Poiché la guerra di domani diventerà sempre più complessa in un contesto multi-dominio, dobbiamo assicurarci di essere, sotto ogni aspetto, più veloci e migliori dei nostri nemici. Lo faremo attraverso operazioni integrate multi-dominio, il che significa condurre una guerra senza soluzione di continuità attraverso mare, terra e aria. Questi sono i domini classici. Ma i nuovi due domini sono il cyber e lo spazio”, ha aggiunto il generale Chris Badia Vice Comandante Supremo. Fanpage.it ha interpellato il generale Giorgio Battisti, ex comandante del Corpo d’Armata Italiano di Reazione Rapida della NATO (NRDC-ITA).


Generale, la NATO terrà la più grande esercitazione mai organizzata dalla fine della Guerra Fredda. Cosa ci può dire al riguardo? Che tipo di esercitazione sarà?

Si tratterà della più grande esercitazione combinata interforze dal 1988, ovvero da quando la NATO era ancora impegnata nella Guerra Fredda. L’esercitazione prevederà, nelle sue varie fasi, diverse sub-esercitazioni “minori” che si svolgeranno da febbraio a maggio in tutte le aree di competenza dell’alleanza in Europa, con modalità come detto proprie della Guerra Fredda: i militari simuleranno situazioni di conflitto dal Circolo Polare Artico scendendo verso il Mar Baltico, gli stretti danesi, il fronte orientale e probabilmente il Mar Mediterraneo, quindi lungo la linea di confronto con il vecchio Patto di Varsavia. Steadfast Defender permetterà di coordinare gli eserciti di 30 Paesi della Nato (esclusa la Nuova Zelanda, che non ha forze armate). Sarà un enorme banco di prova per implementare la capacità d’intervento che, nella peggiore delle ipotesi, dovrà vedere impegnate contro la Russia forze armate di 30 stati. Dovranno essere coordinate la dottrina militare, le modalità operative sul terreno, le procedure linguistiche e molto altro.

Nello specifico quali operazioni verranno condotte durante l’esercitazione?

Si testerà la capacità del nuovo comando logistico NATO di Norfolk, in America, di organizzare e coordinare il trasferimento marittimo di rinforzi statunitensi dalle coste atlantiche USA all’Europa. Contestualmente il comando di Ulm, in Germania, dovrà organizzare l’arrivo delle truppe alleate e dei materiali per via stradale o ferroviaria verso i confini orientali della NATO. Oltre a queste, che saranno le esercitazioni principali, ce ne saranno altre che si svilupperanno in contesti diversi. Si chiameranno Cyber Strike, Swift Response, Defender 24, Trojan Footprint e Nordic Response, tutte “esercitazioni minori” che si richiameranno all’interno della Steadfast Defender. Indubbiamente questa operazione irriterà la Russia, che dirà di sentirsi minacciata dall’Alleanza Atlantica. Tuttavia occorre anche ricordare che Mosca fino a poco prima dell’invasione dell’Ucraina era solita organizzare un’esercitazione chiamata Zapad, che significa Occidente, e che ha visto impiegati fino a 200mila uomini.

Negli ultimi due anni, cioè dallo scoppio della guerra in Ucraina, abbiamo sentito spesso parlare di “dottrina NATO”. Ci riassume di cosa si tratta?

Non è altro che il “protocollo” che regola il modo di operare degli eserciti dei trenta Paesi dell’Alleanza: si stabilisce come ci si schiera sul terreno, come vengono condotte le operazioni offensive, quelle difensive, come va fornito supporto logistico, eccetera. Insomma, si tratta delle “norme” da adottare per limitare al massimo le improvvisazioni e gli imprevisti, che comunque avvengono sempre.

Steadfast Defender avrà una funzione prevalentemente deterrente nei confronti della Russia oppure verrà testato un effettivo impegno militare?

L’esercitazione ha sicuramente una grande capacità di deterrenza, perché dimostra la volontà dell’Alleanza Atlantica di difendere ogni centimetro del proprio territorio. L’esercitazione intende anche tranquillizzare i Paesi al confine orientale NATO, quelli più vicini alla Russia. C’è poi una funzione strettamente operativa: Steadfast Defender infatti collauderà la reale capacità dei trenta Paesi della NATO di cooperare, facendo in modo che tutte le procedure siano armonizzate. Penso ad esempio all’utilizzo delle artiglierie, delle forze corazzate, delle marine e delle aviazioni.

Secondo l’ammiraglio Rob Bauer, presidente del Comitato militare dell’Alleanza Atlantica, i civili dei Paesi NATO dovrebbero prepararsi all’ipotesi di una guerra contro la Russia entro 20 anni. Per il ministro della Difesa tedesco Pistorius questa ipotesi potrebbe concretizzarsi addirittura entro 5-8 anni. Lei è d’accordo?

Non dispongo delle informazioni che hanno Bauer e Pistorius, tuttavia penso il loro sia un invito a prepararsi allo scenario peggiore, che tutti ci auguriamo non si concretizzi mai. Bisogna però anche dire che negli ultimi due anni la Russia non ha brillato sui campi di battaglia ucraini, e questo non lascia prevedere che, almeno nel breve termine, Mosca possa attaccare i Paesi baltici oppure tentare di occupare l’intera Ucraina. Tuttavia è pur vero che la Russia è un’autarchia con molte meno difficoltà a passare da una “società di pace” a una “di guerra”, ad esempio arruolando i propri giovani oppure riconvertendo velocemente il proprio apparato industriale dalla produzione civile a quella militare. Questa rapida riorganizzazione della società russa potrebbe in futuro indurre Putin a spingersi verso occidente. Non credo che però questo possa mai accadere nel giro di pochi anni.

Secondo Bauer andrebbe ricostituita un’industria militare in grado di soddisfare i fabbisogni degli eserciti in caso di guerra.

Sì. L’Occidente, e l’Europa in particolare, ha mostrato grossi limiti nella produzione di munizionamento, equipaggiamento ed armamenti. Con la fine della Guerra Fredda buona parte dell’industria bellica occidentale si riconvertì in attività di carattere civile, perché si pensava che non sarebbe mai più stato necessario affrontare un avversario minaccioso come l’Unione Sovietica e il Patto di Varsavia. Bauer ha quindi invitato a tornare a una modalità produttiva tipica della Guerra Fredda, perché la Russia riesce a produrre molti più colpi d’artiglieria di tutte le industrie europee messe insieme. Insomma, quello di Bauer è un allarme che condivido: ci è stato detto chiaramente che la Russia potrebbe non accontentarsi del Donbass ma nei prossimi anni acquisire la capacità bellica per spingersi oltre l’Ucraina. Non sappiamo se accadrà davvero, ma bisogna organizzarsi e prepararsi al peggio. Il richiamo di Bauer ai Paesi NATO è anche quello di non continuare a vivere nell’illusione che ci sia sempre lo “zio Sam”, ovvero gli USA, a proteggere l’Europa. Non dimentichiamo che oggi la grande attenzione degli Stati Uniti è infatti rivolta all’Indopacifico.

Quali indicazioni ha fornito alla NATO la Guerra in Ucraina?

La guerra in Ucraina ha ridato centralità all’uso delle artiglierie, dei droni e della guerra elettronica. Quindi è soprattutto su questo che i Paesi occidentali devono investire e migliorare.

© Foto di copertina: NATO SHAPE Public Affairs Office