Sulla Nato Trump parla ai suoi, ma l’Ue deve fare di più. Parla Checchia

Intervista di Francesco De Palo per Formiche.net all’Ambasciatore Gabriele Checchia, già Rappresentante Permanente d’Italia presso la NATO e Presidente del Comitato Strategico del Comitato Atlantico Italiano.


“Con Trump, tutto è amplificato dal linguaggio ruvido del personaggio, dalla drammaticità complessiva del momento internazionale e dal fatto che c’è un fronte elettorale importante negli Stati Uniti che guarda con diffidenza ad alleanze permanenti, al di fuori quindi del perimetro interno immediato”. Al di là delle parole che il presidente americano ha pronunciato sulla Nato, spiega a Formiche.net Gabriele Checchia, l’Ue deve proseguire sulla strada delle riforme per la difesa del domani, e in tutti i casi l’Europa comunque dovrà darsi ulteriori stimoli per fornire un contributo all’Alleanza atlantica maggiore di quello attuale, come già sta facendo con il progetto Safe. In questa conversazione l’esperto diplomatico, già ambasciatore in Libano, presso la Nato, vice direttore dell’Unità Russia e Paesi dell’area ex-sovietica alla Direzione Generale Affari Politici e Consigliere Diplomatico di vari ministri, analizza il perimetro dell’azione americana, le implicazioni in Iran e ricorda un precedente storico del vecchio continente molto significativo se rapportato all’oggi.

Donald Trump sta “seriamente valutando il ritiro dalla Nato”. In primis le chiedo se è possibile. In secondo luogo con quali conseguenze.

Quando Trump si esprime, un po’ di prudenza nel prendere per oro colato le sue parole è sempre opportuna. Un commentatore diceva che il presidente Trump non va preso alla lettera, quindi va fatta una tara sulle sue parole. Quindi io credo che anche questa esternazione che sembra estrema e che porta veramente scenari inquietanti in prospettiva, vada presa cum grano salis, nel senso che non è detto che poi rifletta le sue reali intenzioni. Lo stesso dicasi per la vicenda Groenlandia. Alcuni mesi fa taluni già vedevano lo scontro militare tra Stati Uniti, la Nato e gli alleati europei per difendere i territori della Groenlandia. Ora mi pare che invece la discussione, pur delicata e imbarazzante, stia prendendo un binario più diplomatico.

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